You give me fever! la febbre…..

Sono un’arma di distruzione di massa, ho sterminato un’intera famiglia. Febbre. Virus a profusione, e io che al 4° giorno d’influenza sembro la sorella cessa della bimba del film l’esorcista. Ohmygod! Le difese immunitarie hanno dato forfait.
Non so se sia a causa del mio editore che continua a pressarmi o se è l’effetto Fritz, o forse è dovuto alla sparizione di papà gambalunga. Non so, ma è sicuramente un chiaro segnale del fatto che il mio fisico ha detto “Basta! datte na calmata…”

sono sommersa da una montagna di kleenex, e siccome mi annoio, guardo le nuvole fuori dalla finestra, e ad ognuna di loro associo un volto o una forma. E poi pioveee, pioveeee…

ufffffffffffff so già che anche questa giornata sarà infinita

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U_U

 

 

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Logiche illogiche

e poi alle 20,30 di un giovedi sera qualsiasi ti arriva una telefonata di Fritz. “Sono a Palermo, ci vediamo?”. Panico. Che gli dico? si? no?Se gli dico no penserà che sia offesa con lui, se gli dico si, penserà che gli muoio dietro. Allora faccio la stronzetta. “ah, beh, sai, sono un po’ impegnata, ho molto da lavorare….magari se me lo avessi detto prima, mmm, beh, si, dai, ci beviamo una cosa al volo magari…però devo tornare presto…” Me la sono tirata. si! lo ammetto. La verità è che ero in difficoltà. Ci siamo rivisti spesso in questo anno, ma mai da soli. Stasera invece eravamo io e lui e io ero imbarazzata, perché saremmo pure amici, ma io a quei baci ci ho pensato per mesi e mesi e non voglio più star male. Però ci vogliamo bene, dannatamente. E mi fa stare anche bene, dannatamente. per questo fa male.Si lo so, è un controsenso. Mi viene a prendere puntuale. Apre la portiera dell’auto e vedo quegli occhi verdi…adrenalina a mille. Mi mette sempre in crisi, mi fa sentire impotente. Senza difese.  Mi sono preparata in un lampo e alla fine ho optato per il look stronza.
Mini dress blu, castigato ma aderente al punto giusto, giacca, stivali, quei fantastici orecchini acquistati l’altro giorno e capelli appuntati in uno chignon, stile Eva Kant. Quando mi vede arrivare, mi fa uno dei suoi sorrisoni, mi ammira un attimo e dice di trovarmi in gran forma. Bah, forse il lavoro estenuante di questi giorni giova al mio aspetto? chi lo sa.
Io e lui, in macchina, mille parole, mille strade sbagliate, strade che pure conosciamo, ma che rimuovi dalla mente quando si è distratti, distratti da noi, dalle parole.
Come sempre, si ride, come sempre si sta bene, e come sempre, non siamo niente. Solo una parentesi.
Lo guardo negli occhi, ogni volta lo divoro con lo sguardo, lo guardavo bere il suo cocktail e pensavo di volere quelle labbra, ancora…Invidiavo il bicchiere. Stupida me. Poi ci hanno raggiunto altri amici, tutto liscio, tutto regolare, a fine serata decido di tornare a casa con gli altri. Voglio evitare il saluto sotto casa. Voglio difendermi. O forse scappo da lui. Non lo so.
mentre scrivo della serata sul blog mi manda un sms
“grazie….”

risposta: “per così poco???”

altro sms: “non è così scontato….Notte”

 

non so cosa volesse dire, grazie di cosa poi? di avergli concesso del tempo? boh. Come al solito troppi film e pochi fatti.
Ti detesto amico Fritz!ti detesto e ti bacerei! e mentre lo scrivo nascondo il viso sotto la mia coperta. Se mi ripara dai mostri notturni, magari mi ripara anche da te.

Notte scemo!

 

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Holding back the tears

Non so dove abbia trovato il coraggio, c’ho messo un anno e 11 mesi esatti, ma alla fine l’ho fatto. Ho aperto l’armadio di mio padre e l’ho rovistato. Ho preso delle sue camicie, belle, nuove, sapevano ancora di lui, e le ho date via. Ho deciso di darle in beneficenza. Ho deciso che era il momento. Nessuno potrà più indossarle, e negli ultimi mesi della sua vita erano perfino troppo grandi per lui, un corpo ormai divorato dalla malattia. Per ogni camicia messa via, c’era un ricordo da associare, un profumo, un sorriso, una sensazione.
Quelle rimarranno in me. Non so chi le indosserà adesso, ma mi piace pensare che siano destinate ad un omone sorridente e forte come mio padre. Penso che mio padre lo avrebbe fatto, sarebbe stato felice di questo gesto. Lui aiutava sempre tutti. Io invece non ci sono riuscita, per due anni le ho tenute li chiuse nel suo armadio, ancorate a quelle grucce, quasi come una prova tangibile del fatto che lui sia davvero stato qui fra noi un tempo. Non è stato un sogno. Quasi come a volersi illudere che tanto domani entrerà ancora da quella porta, aprirà il suo armadio e le indosserà, come se fosse qui.
Invece no. Non mi chiederà consigli su come indossarle, non mi mostrerà i suoi  ultimi acquisti.
Non importa papà, stasera abbiamo aiutato qualcuno, chissà se lui percepirà il tuo profumo li su quei tessuti. Che sanno di bucato e sanno ancora di te. Io l’ho percepito papà… tu ci sei, ma forse non erano i tessuti, forse sono io che so ancora di te, del resto io sono parte di te. per sempre.

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Coccole

e visto che si prospettava una noiosa serata a casa davanti al pc, ho pensato bene di concedermi un lusso. Sushi! ordinato e consegnato direttamente a casa. Perché ogni tanto bisogna coccolarsi, bisogna concedersi un piccolo lusso.

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Amo il giapponese, eppure lo mangio raramente. Ho deliziato i miei sensi e adesso mi sento decisamente soddisfatta della mia cena.
Forse è un meccanismo subdolo della mia mente, l’ultima volta a Milano l’ho mangiato con Fritz, il sushi più buono di sempre, forse perchè eravamo insieme. Stasera Fritz era a cena fuori con un mio amico e delle ragazze. E si, lo ammetto, sono gelosa, e non dovrei… 
Mannaggia a lui e a quando l’ho conosciuto. Magari è al giapponese,magari è finito accidentalmente una mega quantità di wasabi sul suo maki e adesso gli manca l’aria. 🙂 ok, basta, sono sadica…

mmmmmm, gelosia, gelosia…

Vabbè, fortuna che oggi a coccolarmi c’ha pensato uno dei più grandi amici che sta a Roma. Mi mancano i pomeriggi assieme davanti ad un tiramisù di fragole. Io e lui abbiamo sempre un sacco di disgrazie amorose da raccontarci. Chissà perchè….
Intanto è quasi già Natale e io odio il Natale, quindi speriamo che questo dicembre voli, che quest’anno schifoso voli e che arrivi qualcosa di meglio…o qualcuno!

 

 

la gente della notte fa lavori strani

“la gente della notte fa lavori strani, baristi, spacciatori, puttane e giornalai,”  diceva Jovanotti, si era dimenticato dei traduttori, quelli come me, che tirano tardi e affogano in fiumi di parole; che almeno i jalisse c’hanno vinto Sanremo, io al massimo vincerò il premio esaurita dell’anno. Quando l’editore si sveglia e decide di anticipare la consegna del libro su cui lavori, e ti mancano ancora circa 60 pagine, che  si fa? 
1) si propone un referendum per allungare la giornata a 28 ore, dato che 24 non ti bastano

2) ricorro alla clonazione, serve un’altra me, con le stesse capacità che svolga il mio lavoro e che mi dia una mano.

3) mi plasmo col computer, diventiamo una cosa sola e non ci molliamo più

Ecco, io ho deciso di adottare la terza soluzione e per ora, vivo solo per il lavoro, vedo solo il mio lavoro e non ho tempo per fare altro.

Lavoro a tre cose contemporaneamente e sto sclerando. Alla consegna dei lavori, credo che andrò via per un weekend insieme alla mia migliore amica, che è più fusa di me. Ci conosciamo dalle scuole medie. Io e lei eravamo le più sfigate, forse ci siamo capite e trovate per questo morivo. Oggi lei è una super donna in carriera, affascinante e intraprendente, una di successo, e io, boh, io non lo so che sono diventata, ma di sicuro ho fatto strada, al contrario delle mie ex compagne che adesso sfornano figli come se fossero artigiani della lievitazione naturale. Che poi io volevo crearmela una famiglia, c’ho provato, ma poi quando incontro un uomo me ne pento. Penso che sia meglio fare l’eremita in monastero che avere a che fare con certi elementi.In questi giorni ho risentito Fritz, mi confessa candidamente di frequentarsi con altre e ci sta, del resto non stiamo assieme, ma non capisco perché venirmelo a dire. 
L’ho dimenticato, o almeno credo, però da donna quale sono, muoio dal desiderio di prendermi una piccola rivincita. Mi auguro che un giorno possa tornare da me dicendomi di aver sbagliato tutto, di aver capito di aver perso una persona importante, e a quel punto gli dirò che è troppo tardi. Voglio essere il suo rimpianto. 
Insomma, non ci credo ai principi in calzamaglia, non credo nemmeno ai rospi, credo ai maiali si, che di quelli in giro se ne vedono tanti.
Il rispetto, dov’è finito il rispetto?
Sarò l’ultima romantica sulla faccia della terra, ma io quando esco con qualcuno, ci esco perché mi piace davvero, quando bacio qualcuno, lo faccio perché mi piace davvero. Quando chiudo una storia, io ci sto male, non riesco a sostituirti dopo 10 giorni. Non sono flessibile nei sentimenti, non ci riesco. Io ci metto il cuore. Serve ancora a qualcosa oggi?
Non saprei e vorrei che la vita mi stupisse.
sto ancora una volta affogando in fiumi di parole che non mi porteranno via. Rimango ancorata a questo pc, perché si sa, la gente della notte fa lavori strani……

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Il Bianconiglio è lento, e Alice ha la ricrescita

Il bianconiglio in confronto a me, non era ossessionato dal tempo. No, decisamente, io corro più di lui e 24 ore non mi bastano. Oggi è stata una di quelle giornate memorabili, massacranti ma che ti lasciano il sorriso sulle labbra.
Ho ottenuto un lavoro molto importante, si tratta della traduzione di un docu film, un progetto ambizioso e che mi porterà via del tempo. Consegna imminente, ma alle nottate, ci sono abituata.
Mi reco in sede per la consegna del materiale da tradurre e per il contratto, agitatissima. Decido di adottare un look sobrio, jeans, giacca nera e immancabili tacchi e la borsa postina che fa professional. Durante il tragitto un ragazzo mi ferma chiedendomi se tutto quel seno è mio. Sgrano gli occhi e passo avanti. Gli avrei quasi voluto rispondere: no, oggi me lo hanno prestato!domani lo restituisco….
Gli uomini mi lasciano sempre più senza parole. In sede attimi di panico, il mio punto di riferimento non è in ufficio, ed io non ho più il numero di tel perchè ho dovuto formattare tutto il cell. perdendo tutti i dati. All’improviso, un miraggio, ecco che si materializza e con un gran sorriso mi introduce in aula montaggio dove mi presenta ai suoi colleghi. Tutti uomini. Tutti stranamente allegri. Un tizio si offre perfino di portarmi il materiale da tradurre a casa. E poi arriva lui…. il direttore. Lo avevo già conosciuto qualche settimana fa ed ero già rimasta colpita dalla classe di questa persona. Lui è diverso. Lo avevo capito subito. Incarna uno di quei poeti maledetti decadenti, l’intellettuale di altri tempi, per di più giovane e pure affascinante. La prima volta che l’ho visto ho temuto di finire al tappeto, giù per il pavimento, come Anastasia Steele alla vista di Cristian Gray.
Il direttore ha un certo fascino su di me. Ha due occhi che ti scrutano intriganti, ed emana cultura. Stregata, si, sono stregata da questo tipo. Oggi mi accorgo che è romano, e non lo avevo notato. Ok, io ho un debole per i romani, ma questa volta non lo avevo capito. Insomma  il lavoro è fatica, ma io non vedo l’ora di tornare in sede. Non farei mai la provolona col direttore, sono troppo timida, ma starei incantata ad ascoltarlo parlare per ore….
Basta fantasticare, qui bisogna lavorare.
per concludere la giornata in bellezza, Papà gambalunga mi dice che è in crisi con la ragazza che sta per sposare.
Ora… io voglio solo la felicità di questa persona, e so quanto soffrirebbe se tutto questo accadesse a due passi dall’altare, però un piccolo sassolino dalla scarpa nei confronti di chi mi ha soffiato da sotto il naso l’amore di tutta la vita, me lo toglierei…che poi, cosa ci vedrà mai in un’oca giuliva la cui unica preoccupazione della vita è la ricrescita, io non lo capirò mai.
bah

 

vado a lavorare, che è tardi, è tardi, è tardi!

 

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Noi – la ragazza delle arance, Jostein Gaarder

Sempre più spesso usavamo il pronome «noi». È una parola strana. Domani farò questo o quello, si dice.
Oppure si chiede cosa l’altro, cioè «tu», deve fare. Non è difficile da comprendere.
Ma all’improvviso si dice «noi», e lo si fa con la più grande naturalezza.
«Andiamo in spiaggia sull’isola di Langny, con il battello?» «Oppure restiamo a casa a studiare?»
«Ci è piaciuto lo spettacolo a teatro?» e poi, un giorno: «Siamo felici!» Quando usiamo il pronome «noi»,
anche se sottinteso, accomuniamo due persone in una singola azione,
quasi come se costituissero un’unica entità complessa.
In molte lingue si usa un pronome specifico quando si tratta di due, e solo due, persone.
Questo pronome si chiama duale, cioè quello che è diviso in due. Secondo me è una designazione utile,
perché a volte non si è né uno né tanti. Si è «noi due», e si è «noi due» come se questo
«noi» non potesse essere diviso. Si esprimono regole uguali a quelle delle favole quando
improvvisamente viene introdotto tale pronome, quasi come con un colpo di bacchetta magica.
«Adesso prepariamo la cena.» «Adesso apriamo una bottiglia di vino.» «Adesso andiamo a dormire.»
Non è quasi spudorato parlare in questo modo? Di sicuro è diverso dal dire che adesso tu devi andare a casa,
perché io devo dormire. Quando usiamo il duale si introducono dunque delle regole completamente nuove.
«Facciamo una passeggiata!» E così semplice, Georg, sono solo tre parole,
e nonostante ciò descrivono un’azione così piena di significato che
tocca nel profondo la vita di due persone su questa terra.
E non è solo per il numero di parole che in questo contesto si può parlare di risparmio di energia.
«Facciamo la doccia!» diceva Veronika. « Mangiamo!» «Andiamo a dormire!
Non c’è bisogno che di una sola doccia quando si parla così.
Non c’è bisogno che di una sola cucina e di un solo letto. Per me l’uso di questo nuovo pronome fu uno shock.
«Noi»: era come se un cerchio si chiudesse. Era come se il mondo intero si fosse fuso in un’unità superiore.

 

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Amarcord

E quando la luce si fa fioca, ti abbandoni ai ricordi. E’ un lento incedere nei percorsi dei miei due ultimi anni di vita.Tra pochi giorni dovrò tornare a casa mia e dire arrivederci alla casa d’infanzia, la piccola oasi in questo deserto che pur mi appare caotico.
Ancora una volta col sacco in spalla e quel che sarà sarà.
E’ già tempo di bilanci, sono stati mesi complicati. Ho vissuto negli ospedali, ho atteso cambiamenti mai arrivati, e ho detto addio a due persone per me importanti.
A fatica sono riuscita a voltare pagina e ho cercato di rimuovere quei baci bugiardi sul mare in tempesta, una domenica di dicembre.
Ma il mio grande amore, proprio no,non ce la faccio a lasciarlo andare via.

13 anni non li dimentichi, l’altra metà di me, non riesco ad accettare che porti all’altare un’altra. Che ami lei, che non mi abbia mai dato una possibilità reale, eppure ci abbiamo creduto entrambi.
E’ sempre stato così, io sono quella  che c’è sempre stata, ma accanto a te, non c’ero io.
Ti sento sempre più distante, ti sento sempre meno complice. E questo freddo dentro adesso ce lo portiamo insieme.
Non sono la tua amica, non sono la tua ragazza, mai stata la tua amante, non so neppure cosa siamo, però siamo stati e siamo ancora.
E io avrei mollato tutto per te, ti avrei seguito ovunque.
Ho giurato a me stessa che questa storia finirà presto, che devo lasciarti andare, perchè adesso devi farti la tua vita.
Perché non vuoi che me ne vada?  Perché vuoi che rimanga? Non mi hai mai scelto.
Adesso devo trovare qualcuno che scelga me, solo me, e che non abbia dubbi o indecisioni.
Nessuno sarà mai come te, e nessuna sarò io. Ma adesso non ce la faccio, non voglio che la tua assenza diventi un’abitudine, non voglio attendere settimane per sentirti, non mi va…Preferisco perderti per sempre.

Anche se il per sempre, il vuoto, mi uccide.
Come  si può fuggire dall’amore?
Come si può fuggire dai ricordi?

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Lost in translation

c’è chi il sabato sera esce a ballare e c’è chi, come me, deve terminare la traduzione da consegnare nei prossimo giorni.
Lunga nottata davanti al pc con una tazza di tè a farmi compagnia…
se rinasco, voglio fare la cubista!

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