Neve

A fatica riesco a rimettere insieme tutti i pezzi del puzzle e ricomincio. Ricomincio da dove è finito tutto. Due giorni a Milano chiusa in camera, in albergo, sola con me stessa, a pensare. Eclissi totale. Due giorni solo per me. Mi sono interrogata a lungo su cosa voglio, su cosa ho avuto. Ho anche pianto a lungo. Forse ho versato davvero tutte le lacrime che mi erano rimaste. Sapevo che dovevo farlo, dovevo riprendermi quello che avevo lasciato lì questa estate. Me stessa. Il silenzio a volte rigenera. Ricordi. Il freddo, le luminarie, i cappotti, la gente distratta. In qualche modo è stato terapeutico. Ho capito che la porta questa volta l’ho chiusa davvero. Ho capito che non voglio più vedermi in quelle condizioni, con gli occhi di un panda col mascara sbavato. Mi devo volere più bene. Non posso pretende amore da chi non si ama abbastanza. Lui non si ama. Ha gli occhi tristi e spenti ultimamente. Questo mi fa star male ma so anche che deve salvarsi da solo perché nessuno salverà me. È dura ma io voglio tornare a sorridere. Ho bisogno di luce. Ho bisogno di qualcuno che abbia davvero voglia di stare con me e abbia paura di perdermi e che la sera si chieda se oggi ho sorriso e se mi sono coperta abbastanza. Ho bisogno di chi ti prende le mani e te le scalda tra le sue, di chi ti accompagna con lo sguardo fin dentro casa, di chi ti prende e ti bacia senza farsi pregare, di chi ti abbraccia senza pensare al domani. Me lo merito. Qualcuno che ami come so amare io. Oggi nevica a Milano. Ho aspettato a lungo la neve lo scorso weekend, forse è un segno. Adesso dopo due anni finalmente, è tornata anche lei . E tutto ricopre e tutto lava.

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I teatranti

La pioggia fuori amplifica il senso di solitudine di questi giorni. Non mi capitava da anni. All’improvviso è come se avessero spento i riflettori. Dove sono tutti? Il pubblico, gli attori, le marionette? Sono rimasta io sul palcoscenico di un teatro ricoperto di polvere e calcinacci.  Il buio.  Non mi oriento più. Sto camminando tra le travi divelte, mi faccio spazio a fatica. Deve esserci lo spiraglio. Sono spariti. Tutti. Gli amici di una vita. È sparito Gin. Forse è sparito anche mio padre. Mi aveva detto che se lo avessi chiamato lo avrei trovato da qualche parte. Me lo ha detto in sogno dopo la sua morte. Invece lo chiamo da giorni e non c’è. Non lo trovo. Mi hanno capovolto il mondo.

Punch

Ci sono parole che fanno male come pugni e poi ci sono i silenzi che sono anche peggio.  In questi giorni la mia pancia è diventato il centro emotivo del mio mondo. Fitte che stringono le budella, quasi a voler schiacciare tutto ciò che hai dentro, che provi e che non riesci a sputare. Strette così forti da impedirti di respirare. Tutto intrappolato dentro, aggrovigliato. Tutto annodato e complicato. Mi sto consumando. Mi sto consumando per amore di uno stupido.  Ma questa volta mi sto ammalando. Non è come le altre volte. Il malware, il tarlo ha invaso il sistema. Tilt. Nessuna risposta ai comandi. Black out, Sottopelle come un cancro. Si espande. si ramifica. Non ho mai sofferto tanto come questa volta. La superficialità, la freddezza, il cinismo. Le ho viste adesso sul suo volto. Oscilla da una donna all’altra ormai. Le cambia come fossero paia di scarpe. Le corteggia fino allo sfinimento, fino a quando non cedono. Poi lui si stanca e inizia a corteggiare un’altra. Dio, che schifo. Dio che lurido. Donne come pedine di un gioco che quasi mi fanno tenerezza. Aveva finto anche con me, per un anno. Mi ha fatto toccare vette altissime, poi si è stancato improvvisamente e ha allargato gli orizzonti.  Mi sento stupida. Mi sento una vera e propria cogliona per aver creduto alle parole di un Giuda senza precedenti. Ma quanto bravo è stato? Scardinare porte, armature, costruire per giorni e poi demolire tutto con parole surreali. Sto cominciando un po’ a odiarlo forse, per il male. Per tutto quello che ho subito. Per averci creduto, per essermi fidata, per avergli teso la mano, per essermi abbandonata emotivamente, per aver dato tutto, ma tutto senza difese e aver ottenuto briciole o forse nemmeno quello. Come si fa a rimanere indifferenti quando una persona ti dimostra in tutti i modi di tenerci a te? Devi essere crudele, devi essere vuoto.
Soffro in silenzio. Piango molto. Mi si contorce tutto. Mi sale un calore alla testa tale che potrei fargli del male. Mi dico che non ci devo pensare e inevitabilmente il pensiero torna a lui. A noi, a quello che non c’è più e per questo devo farmene una ragione.
Forse io non sono fatta per essere amata.
Forse quella sbagliata sono io.
Io che mi affeziono, io che perdo la testa, perché sono un’irrazionale.
Mi viene da vomitare.
Senso di nausea costante.
La prossima settimana sarò a Milano da lui. Non gliel ho detto. Non voglio dirglielo. Potrebbe pure scrivermi mentre sono li e ho paura. Paura di non sapere dire di no.
Una piccola parte del mio cuore soffre perché lo vuole ancora, poi c’è l’altra parte enorme che mi dice di dimenticarlo. Vorrei riuscirci. Lo vorrei con tutte le mie forze.

Come si guarisce? come si dimentica?

 

 

Lo specchio rotto

se avessi saputo quel giorno che chiudendo quella porta non ti avrei più rivisto, ti avrei stretto più forte. Ti avrei dato un bacio più lungo, ti avrei cinto la vita più forte e accarezzato quei capelli ribelli con più decisione. Ti ho visto sparire dietro i vetri di un ascensore antico di quelli che hanno ancora ante e manopole e quel senso di un passato che non tornerà. Come te. Ho chiuso la porta alle mie spalle con un velo di malinconia e un misto di eccitazione perché ti avrei rivisto dopo qualche giorno, al ritorno dal mio viaggio in Olanda. Invece io e te ci siamo persi. Persi nel mondo. Sconosciuti distratti. Non so più quando rientri a casa, cosa hai mangiato stasera, se li da te fa freddo, se la macchina ha avuto un altro guasto o semplicemente se sei stanco. No Gin, io non lo so più e questo un po’ mi fa morire dentro. Forse più di un po’. La cosa che mi fa più male è che sono stata io a prendere questa decisione. Era la cosa giusta. E ora fa male. E non riesco a perdonarmelo. Era giusto ma non era quello che volevo. Non è quello che voglio. Fa male. Mi manchi più di quanto credevo possibile. Anche se non dovresti. Anche se l ho voluto io. E adesso che hai attenzioni per un’altra persona, e cure e buongiorni e buonanotti e sogno d’oro io non reggo il peso della realtà. Sono pugni allo stomaco. Non posso negarti di essere felice con un’altra. È un tuo diritto, è la tua vita. Te lo devo. Ma fa male. Ogni passo verso di lei è uno in meno verso di me. Non so se mai capirai che il mio mondo per quanto sbilenco era fatto di te e di noi e che di tutti gli abbracci tra noi ne ho fatto tesoro. Ci saranno altre braccia, altre labbra, altri visi. Ma non saranno Te. Adesso devo solo pensare a salvarmi. Non lo so in che modo, ma lo troverò. Forse mi porterò questo peso dentro per un po’. Tra due giorni parto. Ho deciso di non venire in città da te per un po’.Ti evito ma poi a che serve se ti porto dentro ovunque nel mondo?

crush

Agosto è uno di quei mesi che ho imparato a temere. E’ il momento del mare, della malinconia, dell’introspezione. Il momento in cui rallenti e inevitabilmente rimani solo a pensare e ti vedi scorrere davanti, come in un film ma fatto di incubi, tutte le questioni irrisolte della tua vita. Vedo scorrere fallimenti, astio, debolezze, paure sempre più concrete. Pesi, su pesi, su pesi, un himalaya sulle mie spalle, che sono pure piccole.
in sottofondo sento il ticchettio. tic, toc, tic toc, il tempo che scorre, il tempo che non ti aspetta, tic toc, il tempo che si prende gioco di te.
Mai come ora ho voglia di urlare, mai come ora ho voglia di sputare fuori quello che mi fa star male, mai come ora ho bisogno di stare sola e lontano da tutti, o almeno da un po’ di gente. Mi sento mangiata dall’interno, divorata, pezzetto per pezzetto. Non sto bene. Non voglio neanche più scrivere qui perché non tollero chi giudica senza sapere. E’ solo uno di quei periodi in cui ancora una volta devo sorreggermi sulle mia gambe e combattere. Combattere chi poi? fantasmi. Del presente, del passato. Combattere anche me, mantenere la calma che per ora non mi appartiene. Sono un groviglio di nervi, di rabbia, di delusione, di schifo.  Sono stanca, malconcia.  Vorrei essere riposta dentro un baule con le cose vecchie e lasciata li, sperando che la gente se ne dimentichi. Voglio essere lasciata in pace. Non voglio.  Non Posso. Non devo. Stufa.
E devo volermi più bene.

wondering, wandering…

 

Uno di quei periodi in cui hai talmente tante di quelle cose dentro che non sai neppure come tirarle fuori.
Emozioni contrastanti.
Una specie di roller coaster, montagne russe…vette, discese, spaventi, sorrisi…Vita che scorre cmq mentre noi stiamo qui a pensare.
Più paure che altro. Mille. Miliardi.
Paura di come sarà domani.
Paura di sbagliare ancora.
Paura di guardarti negli occhi.
Paura di non avere capito niente.
Paura di essere sostituita ancora.
Paura di non essere quello che vuoi.
Paura di affezionarmi e poi star male.
Paura di aprire il mio mondo e ritrovarmi ancora a pezzi.
Paura di essere un mattoncino con cui riempire vuoti e tempo.
Paura di lasciarsi andare.

L’unica cosa che so, è che comunque vada, nonostante la mia lunga collezione di buchi nell’acqua, il cielo sopra di me sarà ancora azzurro.

 

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Che pasticcio Miss Jones!

Io sono un pasticcio. Lo sono sempre stato, fin da quando sono nata, dal momento in cui l’ostetrica presentandomi a mio padre per la prima volta gli disse: ” è del segno del cancro, le farà vedere i sorci verdi…” e lasciandolo senza parole, aggiunse: ” beh, le piace o non le piace, questa è sua figlia, ormai se la deve tenere…”.
Difetti ne ho mille, ma la testardaggine è quello peggiore. La mia determinazione è quella che mi ha portato lontano e mi ha insegnato a non mollare mai. Non ho mollato nemmeno in questi mesi di silenzio in cui non ho scritto, non per mancanza di argomenti, direi più per protezione e riflessione.
Ci sono fasi della vita in cui è il momento di pensare e non di agire.
Ecco io ho pensato. E ho anche agito. Intanto ho pensato che tutto sommato se ho superato queste tempeste, forte lo sono davvero. Se ho chiuso capitoli di libri, guerriera lo sono per forza. Se ho accantonato gente in angoli di cuori, è solo per la voglia di continuare a sorridere. Se sono ancora qui è perché io la vita, la amo del tutto.
La sensazione predominante in questo periodo è l’avvicinarsi della catastrofe. Non so ancora quale sia questa catastrofe ma sta per arrivare. E io aspetto il momento con tanto di pop corn in mano. Who cares…
Intanto arriva la primavera, porta il sole, porta via il pallore invernale, e io tiro fuori il guscio collezione spring-summer 2017 pret è a porter. Perché si, io il guscio l’indosso, ma che sia alla moda almeno.
Dunque, la signorina pasticcio si è invischiata con un’incoscienza tale da far accapponare la pelle.  La signorina Pasticcio ha le farfalle nello stomaco. La signorina pasticcio sta zitta perché è bello sussurrare in questo momento. La signorina pasticcio è comunque sempre single ( a scanso di equivoci).

Indizi: no, non si tratta di Mr Fascino (ovvero l’uomo con lo zaino) il quale nonostante continui a fare apprezzamenti del cavolo, si è rivelato essere interessante come un vaso cinese ai fatti vostri.   Si tratta di un imperfetto, sognatore e coraggioso tanto quanto me.  E io lo adoro. Ma non l’ho mai detto, o scritto. Shhh!

 

che pasticcio!

anno nuovo

Non scrivo da un po’. Lo so. Anzi, non scrivo proprio più. Ho messo il catenaccio. Tra i dodici segni zodiacali, mi hanno appioppato quello del cancro e quel maledetto guscio lo devo indossare sempre. Me lo porto dietro. Ogni tanto faccio anche un giro là fuori, nel mondo, ma poi ci torno. E le chele…che dire delle mie chele? Quelle non le uso. In genere mi sbranano prima. Sono un cancro tonto e forse anche stupido. È iniziato un altro anno. 2017. Che a me il 17 porta sfiga. Ma tanta. già prevedo catastrofi, malattie, morte. Ecco se morissi nei prossimi mesi sarebbe quasi teatrale. E in effetti la mia salute per ora qualche scherzo me l’ha tirato. Visita neurologica a breve. E… Giusto per provare qualche brivido. Non vuoi mai che io mi annoi.

Stasera qui nella mia Palermo nevica. Fatto eccezionale. Forse è la serata giusta per scrivere e tirar fuori qualcosa.

non ci sono grossi cambiamenti nella mia vita. A parte il cane. Che lo amo e lo odio. Un piccolo nanerottolo di 5 kg che mi riempie di morsi. Poi mi guarda e io lo amo. Sono una contraddizione anche in questo.

Mi godo gli ultimi giorni di vacanza prima di tornare a scuola. Non so se sono pronta. Ultimamente accuso molta stanchezza. Dovrò auto convincermi che ce la posso fare. A casa sono sempre i soliti casini e io vedo sempre più allontanarsi la possibilità di andare a vivere da sola. A volte vorrei sparire. Inghiottita da un buco nero. A volte vorrei partire e andare lontano. Lontanissimo. In un luogo caldo però. Sogno. Sogno sempre io. Ho questa grave malattia. Colpa di mio padre. Lui era come me. Stava più tra le nuvole che in terra e ora si trova li per davvero. E mi manca. E lui lo sa. A volte vorrei mi mandasse un segnale di incoraggiamento per dirmi : ehi, non mollare…stai andando bene. Invece qui mi pare che crolli tutto, Soffitto, pavimento, mondo.

Traballo. Ma se cado io qui cadono tutti. E chi mi regge? Salto nel vuoto, come sempre.

so che forse vi starete chiedendo che caspita succede nella mia  ingarbugliatissima vita privata. È vi sorprenderò. niente. Non succede proprio niente.  Linea piatta. Non c ho voglia, non c’ho tempo e odio i maschi. Profondamente. Tutti. Anzi forse qualcuno no. Continuo a proteggere qualcosa che non so che è, dove mi porterà e che sa di buco nell’acqua. Uno dei miei. L’unica cosa che so è che sarà pure un anno nuovo ma la minestra mi è sempre indigesta.

 

 

TO BE CONTINUED

Dall’ultima volta che ho scritto è passato un po’ di tempo, un po’ a causa degli impegni, un po’ per mancanza di voglia.  E di cose ne sono successe. Tante. E’ che la vita cambia così in fretta che nemmeno te ne rendi conto.
la maggior parte del mio tempo è dedicata alla scuola in questo periodo. Consigli di classe, interrogazioni, gite, preparazione delle recite di Natale. Quella scuola è un micro cosmo. è un mondo a parte. E’ il mio mondo. Quando lavoro dimentico tutto. Per me esistono solo i miei bambini, i loro sorrisi, le loro ribellioni, le loro domande. Li vedo crescere di giorno in giorno e mi stupisco sempre dei loro nuovi traguardi. Soprattutto mi stupisco quando prendo coscienza che ciò che sanno, gliel’ho trasmesso io. E’ una grande responsabilità il ruolo dell’insegnante. Spero sempre che rimanga loro qualcosa. Che lo studio non sia solo pagine ed esercizi. Spero che ne traggano degli insegnamenti e che questi li accompagnino per il resto della vita. Insegno loro ad essere corretti, leali, a non voler prevalere, a non sopraffare. Delicati e onesti, ma non sprovveduti.
Per il resto, ringrazio il cielo tutti i giorni per quello che ho. Che è tanto.
Adesso ho anche un motivo in più per sorridere. Dopo aver tanto insistito, in casa abbiamo accolto un nuovo cagnolino. Un cucciolo di Juck russell monellissimo. Un terremoto di tre mesi che ha messo a soqquadro la casa e la mia vita. Lo abbiamo chiamato Duncan. Mi fa disperare, ma lo amo. E’ uno scricciolo e al tempo stesso una forza della natura. Svegliarsi con due occhietti che ti guardano pieni d’amore, rientrare in casa e trovare una codina scodinzolante mi riempie di gioia. Comporta tanti sacrifici, ma credo fosse quello che di cui avevamo bisogno. Ha riportato i sorrisi e un po’ di serenità in casa. La mia vita sentimentale invece è un disastro. Archiviato Chris sempre più innamorato della sciacquetta, ne ho approfittato per dedicarmi un po’ a me. Mister fascino è sparito per più di un mese. Miracolosamente stamattina mi ha scritto un sms dopo aver visto una mia foto. Se dicessi di averlo dimenticato direi una grande bugia. Mi capita spesso di sognarlo. Fuggo  da quell’uomo li. Ho una fottutissima paura di farmi male.
in realtà qualcuno nella mia vita c’è, entrato a piccolissimi passetti. Complicità tanta, mi fa stare bene. Non voglio parlarne. Voglio difenderlo questo sentimento. Voglio anche capirlo.  Mi piace lui…è uno cazzuto, mi attrae molto.
Intanto si sono anche sbloccate un po’ di cose burocratiche…. Che dire? spero che i prossimi mesi siano più sereni. Che forse un po’ di serenità me la merito dopo tanto dolore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

New beginning

E’ iniziato il nuovo anno scolastico. Ho firmato il contratto la scorsa settimana e quindi sono ufficialmente riconfermata in questo ruolo. Per me è ancora più dura dell’anno scorso perché adesso pretendo molto di più dai miei studenti e farò in modo che si raggiungano livelli molto più alti di preparazione. Pretendo di più specialmente da me stessa. Dobbiamo lavorare sodo e seminare bene. Ancora una volta rientrare a scuola è terapeutico, tutti i pensieri improvvisamente spariscono e i sorrisi di quei bambini mi riempiono l’anima a pezzi.  Mi fanno sorridere quei marmocchietti.  I loro abbracci quando entro in classe sono sinceri. Mi fanno ancora vedere la parte bella e pulita della vita. C’è sempre da imparare da loro. Io imparo tutti i giorni. A scuola ho ritrovato i bambini e anche le suore. Sempre più anziane, sempre meno lucide, ma ammetto che mi fanno ammazzare dalle risate. Adesso sto insegnando qualche parola di francese alla suora nera, quella che levita sul pavimento. Anche i genitori dei bambini mi hanno accolto bene e questo mi rende felice. Lunedi ci sarà la riunione a scuola, so che è prevista guerra comunque. Mi aspetto anche qualche critica, mi sto preparando psicologicamente.
Quella scuola ad ogni modo è la mia salvezza e ringrazio il cielo tutti i giorni per questa fortuna.
Per il resto nessuna novità. Sono sopravvissuta alla riunione di famiglia e alle domande odiose dei parenti. Certo se avessi raccontato che ho concluso una storia con un ragazzo sette anni più piccolo di me da qualche settimana, mi avrebbero cancellato dall’albero genealogico.
Ma si sa, sono la pecora nera. L’unica laureata, l’unica che non si vuole sposare, l’unica che non ha mai presentato un uomo a casa…. sono strana per loro. Ma io lo sapevo fin da piccola che sarei stata una piccola Jo March o una Jane Eyre. L’ho sempre saputo. Una ribelle. Fragile, ma ribelle.
Solo che loro alla fine si sposano. Io non penso che lo farò mai.
La mia vita sentimentale va a picco.  In tutta sincerità penso spesso a Mr fascino, il ragazzo con lo zaino. Che ci posso fare se quel tipo mi piace? Mi piaceva ancora prima che mi scrivesse. Dopo esserci parlati con skype è sparito. Non l’ho più cercato. Non volevo stargli addosso. Oggi dopo una settimana mi trovo un suo messaggio di buongiorno. Ho avuto tipo un tuffo al cuore Quell’uomo mi fa diventare scema. Lo so.  Comunque mi sta fortemente antipatico al momento. Io proprio non riesco a capirlo. E’ più enigmatico dei rebus della settimana enigmistica che per me sono geroglifici e non ne ho mai risolto uno.  Si, sto diventando scema…. Non gli resisto, davvero. Tutto illogico, tutto folle, ma non riesco a levargli gli occhi dosso.
Spero che questo settembre sia clemente con me…è tempo di autunno ma l’anima non è ancora pronta.