Rivedersi. Post covid.

“Scendi, sono sotto casa”.
Era da tre mesi che non ricevevo questo messaggio, colpa del covid. In realtà ero pronta da mezz’ora, o forse anche da prima, tanta era l’adrenalina di rivederci. Ho sceso le scale col cuore in gola, come se fosse la prima volta che ci vedessimo.  ” E se non gli piaccio più?”. Era in sella alla sua vespa bianca, col casco e la mascherina, mi fa cenno di salire ma neanche un bacio. Sempre colpa del covid. In moto però posso abbracciarlo finalmente. E li senti bene sotto le dita, tutti quei muscoli. Le ossitocine fanno già la ola. I feromoni ballano. Lo annuso. Mi era mancato quel profumo. Una volta dentro l’ascensore di casa sua, il bacio. Il contatto fisico, Mi era mancato. Siamo rimasti a lungo abbracciati, in piedi, ma subito dopo ricordo poco… ricordo solo che era mio, era con me.
Come sempre io gli dormo addosso. Come sempre toccarlo mi crea dipendenza. Ricordo che alle due notte cercavamo tutorial su youtube su come riparare le doghe del letto, perché si…insomma. Subito dopo in preda alla mania del bricolage, abbiamo riparato il ventilatore di casa sua, io avvitavo col black & Decker e lui teneva i pezzi. Ho riso troppo. Abbiamo concluso la serata configurando Disney Plus sul suo televisore, abbiamo visto un po’ di Civil War, e alla fine mi sono addormentata sopra di lui. Mi ha fatto trovare un regalo. Mi ha preso una canotta personalizzata, e mi ha prestato i suoi fumetti per farmeli leggere.  La mattina mi ha preparato dei buonissimi pancakes per colazione. Poco prima di uscire per tornare a casa, lo abbiamo fatto ancora. E credo avremmo continuato per ore ma io dovevo lavorare. Ero talmente tanto sconvolta che l’ho salutato e mi sono portata il suo casco a casa. Per la regola del tempismo perfetto, mia madre mi trova sotto casa col casco in mano, e quindi penso abbia capito che frequento qualcuno. Ad ogni modo. Mi era mancato. Sono ancora piena di dolori ma non vedo l’ora di rivederlo.  E quindi. Dindirindin. Anche questa volta.

Vita da covid

Il sentimento con cui ho più a che fare in questi giorni, è la paura. Paura non tanto di quello che è, ma di quello che sarà. Che sarà dopo il lockdown, che ne sarà delle nostre vite, delle nostre abitudini, del nostro lavoro, dei nostri spazi anche interiori. Isolati, confinati nelle nostre case, eppure a un palmo di mano. Ieri sera, come ormai sempre non riuscivo a prendere sonno, alle 00, 20 ricevo una videochiamata da 3 amiche. Ero in pigiama, struccata, sconvolta da una giornata pesante. “Collegati, dobbiamo commentare le vecchie puntate del festivalbar”). Loro, inaspettate, mi hanno salvato la serata. Sono rimasta sveglia fino alle due a scherzare sui vecchi look e su canzoni ormai datate. In tempi normali le avrei mandate a quel paese, ma ieri no, ai tempi del covid, una videochiamata a mezzanotte ti salva la vita. Dalla solitudine, dal silenzio.
Non ho ancora deciso che ne sarà di me nei prossimi mesi, potrei licenziarmi e cercare altro. Mi sono un pò stufata di tutto questo. Di essere sfruttata, di non essere pagata, di non avere gratificazioni…Avvilente, demotivante. Inoltre le spese crescono di giorno in giorno e diventa sempre più difficile gestire tutto.
Ho anche paura di tutto quello che sta accadendo nella mia vita sentimentale. In questa fase di quarantena io e bio ci siamo sentiti quotidianamente, anche più volte al giorno, ci siamo legati molto ed ho paura che una volta finito tutto questo lui torni alla sua vita di sempre e si dimentichi di me.
Ho paura anche di tutto quello che provo, perché forse qualcosa del genere io non l’ho mai provata. Ho paura di aprirmi e di trovarmi indifesa. Ho paura di mostrargli tutto di me. Aprirgli il mio mondo. E se poi non gli piace? E se gli mette paura?
Non voglio perderlo. Non ora. Mi manca moltissimo. Mi manca dormire insieme e svegliarmi con lui. Mi mancano le sue carezze. Mi manca la pelle, l’odore, la sua forza. E il corpo da statua greca, ovvio.
Mi sto rincretinendo. May day. Credo che sia molto grave. Cavolo ho paura si.
In che bel guaio mi sono cacciata

 

Rapunzel

E’ passato già un mese dall’inizio di questa quarantena. Questa casa è diventata il mio rifugio castello, e io mi sento Rapunzel nella torre in attesa di calare la treccia. Sembra tutto un incubo e in realtà lo è. Privati della libertà, degli spazi, degli abbracci, dei nostri cari, dei respiri. Confinati in costante sospetto, impauriti da un colpo di tosse o da una carezza. Guardo con sospetto perfino mia madre. Si esce con delle bruttissime mascherine e dei guanti, nessun accenno all’estetica, è sopravvivenza. Mors tua vita mea- Certo, ma qui il nemico è invisibile e la solitudine uccide anche di più. Le distanze adesso sono l’unico modo per salvarsi. Faccio tesoro dei sorrisi dei miei bambini dietro le webcam, lezione in pigiama e pantofole, con le mamme che passano l’aspirapolvere o che suggeriscono risposte pensando di non essere intercettate. Ogni tanto li vedo arrabbiarsi o piangere. Non deve essere facile essere un bambino in questo periodo. Non deve essere facile accettare tutto questo. Non lo è facile per noi adulti, non può esserlo per loro. Passo notti insonni pensando a quello che sarà, passo le notti studiando il futuro che non posso prevedere. Mi sveglio stanca sperando che sia tutto finito, invece mi metto ancora una volta davanti la web a fare la mia lezione del cavolo, a sentirmi imbecille e a chiedermi: ma io qui che ci faccio?
Ad ogni modo, io lo so di essere fortunata, so di essere circondata da gente che mi vuole bene, in questo periodo soprattutto ho sentito molta gente accanto a me, preoccuparsi per me, fosse anche solo condividere una foto per un sorriso. E il mondo là fuori mi manca, mi manca tutto, ma soprattutto mi manca lui e io non lo avrei mai detto.
Questo periodo ha permesso di tessere un piccolo filo tra di noi, abbiamo dato vita a un dialogo che prima era impensabile perché ogni parola prima era scandita da baci o da graffi. Ora mi ritrovo qui a pensare quanto fosse bello dormirgli accanto, addosso, svegliarsi insieme, cercarsi durante la notte, trovarsi appiccicati, stringersi. Mi manca la sua pelle, il suo odore, mi manca toccare quel corpo degno di una divinità greca, perfetto, scolpito, mi manca percorrere con le dita tutte le curve del suo corpo e fermarmi a palpare quelle natiche di marmo. Mi manca svegliarmi e guardarlo dormire e pensare: cosa ci fa lui così bello qui con me? Mi mancano le colazioni, lui che prepara il cappuccino, la gatta che si struscia sopra di me gelosa e io che mi struscio sopra di lui.
In queste notti, in piena notte, tra le due e le quattro mi ritrovo spesso un suo messaggio sul cellulare in cui mi scrive che mi pensa. Mi destabilizza. Mi ha anche scritto altre cose bellissime e io al solito mio ho paura. Ho paura che lo scriva perché in quarantena, e che quando tutto questo finirà sparirà ancora come accadeva prima. Ho capito che lo vorrei tutto per me. Ho anche capito però che qualcosa per lui conto. Mi ha permesso di assistere alla sua laurea on line qualche settimana fa e l’ho molto apprezzato. In questo momento mi da molta forza, forse è la motivazione che mi spinge a superare tutto questo. Pensare di poterlo riabbracciare. Spero finisca presto. Spero di trovarlo, spero mi aspetti.
Io intanto calo la treccia….

#covid #quarantena #reclusione #diario #distanze

quarantena

E’ uno dei periodi di merda più di merda della mia vita. E no, non c’è esagerazione, è oggettivamente un periodo di merda. Chi poteva mai immaginare una situazione del genere?
E’ arrivato un virus, un esserino invisibile microscopico e ci ha fatto la sorpresa. tutti chiusi nelle proprie case, tutti a distanza, tutti sospettosi, tutti impauriti. Hanno chiuso le scuole. Hanno sospeso spettacoli, gare, riunioni, chiuso chiese, reparti di ospedali, cinema e negozi. Si è fermato tutto.
Il nemico è invisibile. Te lo porti addosso, dentro e non lo vedi.  A spalleggiarlo un’orda di cretini che continua a sottovalutarlo e va in giro a moltiplicarlo. Anche io sono chiusa in casa in sti giorni, con raffreddore e tosse e mi auguro che sia banale influenza. Intanto mi devo attrezzare con le lezioni da casa e la tecnologia. Penso che se per gli adulti sia già un trauma, per i bambini sia ancora peggio. Indifesi e increduli davanti a scene che sembrano surreali, da film apocalittico.
Tutto è strano, sembra un mondo nuovo. sembra una vita fa.
Forse dovrei mettere in quarantena anche il cuore ma lui è scemo, e se ne va in giro come i cretini ad alimentare focolai. E il focolaio si attiva tutte le volte che mi abbraccia. Questa storia non storia va avanti da un anno. quest’ anno ho passato san Valentino con lui. Speravo di averlo fatto felice per avergli regalato qualcosa che sapevo volesse per il suo compleanno ma lui è sfuggente. Sempre.  Ogni volta che prendo le distanze torna a prendermi. E io non dovrei farmi trovare. Giovane stupida. già.
Finirà, non finirà? Quando finirà?
Dovessi morire in sti giorni, qualcuno gli dica che io gli ho voluto bene e non ho giocato, che il nemico è invisibile, ma poi ti affronta ed è troppo tardi.

 

transizioni

E’ uno dei miei soliti periodi di eclissi,di quelli in cui le parole non vogliono uscire e se ne rimangono ferme in fondo allo stomaco. E’ che la vita è stronza e si diverte a mescolare tutte le carte in tavola. Non ho serenità per via del lavoro, mi alzo ogni mattina col voltastomaco pensando di entrare in quella scuola e di vedere le facce di merda della nuova gestione. Non li tollero. Non li reggo. Non mi piace lavorare in questo modo, non mi piace lavorare per chi non ha stima di me, non mi piace lavorare per chi se ne frega del tuo parere, non mi piace lavorare per chi mi sfrutta e non mi paga. La situazione sta diventando insostenibile. Pensavo si fosse risolto tutto invece devo rimettere ogni cosa in gioco, riconsiderare il trasferimento e dire ciao a tutto quello che avevo costruito in questo momento della mia vita. Qualcuno me lo aveva detto tempo fa, aveva guardato la mia mano e aveva “predetto”: farai sempre scelte di cuore e non di testa. E anche adesso è così. due anni fa avrei fatto i salti di gioia in vista di un trasferimento a Milano, ora no. Ora non voglio. Ho un piccolo e precario equilibrio. Ho i miei ritmi. Ho anche un piccolo porto sicuro in cui rifugiarmi. Ammetto che in questi mesi aver avuto accanto Bio mi ha aiutata parecchio a non perdere il sorriso. In qualche modo c’è, intermittente ma c’è. Ho sempre la solita paura e non mi fido, ma lui c’è. Forse sono io a non esserci. Domenica siamo stati assieme dopo qualche settimana di lontananza fisica. Mi era mancato. Mi era mancata la pelle, averlo addosso. Siamo rimasti a letto abbracciati mentre fuori pioveva a dirotto, a guardare video stupidi al cellulare e ridere come due sedicenni. A me del video non me ne fregava nulla, ma essere lì tra le sue braccia mi ha confortato un po’. Si è addormentato su di me, come se fosse il mio zainetto, abbracciandomi da dietro, e poco dopo sono crollata anche io. Sarei rimasta così tutta la notte. Sono rientrata a casa all’alba, ho dormito giusto un’ora e sono scappata a lavoro, col suo odore ancora addosso anche dopo la doccia. Non va via. Ho paura. Lo dico. Ho paura perché lui fa sembrare tutto facile, io invece non so che pensare. Ho paura ad affezionarmi, ho paura della fregatura ma non posso neppure lasciare che la paura mi impedisca di vivere. Probabilmente il fatto che io stia frequentando qualcuno e mi stia facendo una nuova vita è arrivato alle orecchie di Gin. In questi giorni mi evita, è strano, è distaccato. Non me la sento di colpevolizzarlo, è legittimo, ma non ha senso dal momento che io non ho mai messo il muso durante le sue innumerevoli relazioni dopo di me. Ad ogni modo sentirlo distante mi fa star male.  Solo che questa volta non so come fare per trovare il dialogo. Mi sono arresa. Gli voglio un mondo di bene ma forse è il momento di lasciarlo andare. Dio solo sa quanto ho lottato per lui, quanto a lungo ho resistito per non perderlo, con le unghie e i denti, ma ora no, ora non ho le forze e la motivazione. Andrà come andrà. E io mi faccio piccola. Ancora una volta.

 

 

la vita non è un film

Non scrivo da un po’, un bel po’ ma ho dovuto raccogliere i pensieri.
Passata la tempesta lavorativa col conseguente cambio di gestione e il passaggio ai nuovi proprietari le acque sembrano essersi calmate un po’. Non mi trovo bene, affatto, ma continuo a fare più o meno il mio lavoro (a parte il servizio mensa che detesto).Coi nuovi colleghi convivo, coi vecchi è un guardarsi le spalle. Faccio il mio lavoro nei migliori dei modi, come ho sempre fatto, ma con meno entusiasmo. Del resto io lì dentro sono la traditrice, quella che è ricorsa all’avvocato per far valere i suoi diritti, e grazie al cielo anche, perché se non lo avessi fatto a quest’ora sarei in mezzo ad una strada, sotto al ponte. Ho preso tempo, ho pazientato alle fine le risposte sono arrivate. Ho momentaneamente archiviato la questione trasferimento a Milano che mi ha tormentato per mesi. Al momento non mi muovo, tra qualche mese chissà…Mi godo questo momento di calma apparente almeno sotto al profilo lavorativo, il resto è maremoto. è tsunami interiore, rapide, cascate e naufragi. Lui si sta insinuando sotto pelle e questa cosa mi spaventa. Ho il bisogno carnale di averlo addosso. Non è una questione di sentimenti. E’ una questione di contatto, di sfregamento, di pelle, di odori. Sprofondo il viso sul suo petto enorme, scolpito, da statua greca, ripercorro con le dita tutte le curve delle sue braccia, e continuo per la schiena e sa di maschio, di uomo, disegno il suo contorno con le mie labbra, e poi muoio addosso a lui. Sta diventando una dipendenza…quel corpo è mio e pensare che possa essere profanato da un’altra mi fa diventare scema. Eppure so che non è un’ipotesi neanche tanto lontana… Come finirà? in una grande bolla di sapone, come sempre.
Ma la notizia shock è un’altra. Fritz, il mio ex storico, si sposa. Il prossimo anno, nella mia città di cui è originario, e pensa un po’, non me lo ha neppure detto. In realtà io non so nemmeno che sia fidanzato, ci sentiamo ogni tanto ma non me lo ha mai detto.
come l’ho presa? inizialmente ho riso, ero un po’ sconvolta, ora boh, mi sento in una serie tv surreale, Lui che si sposa. Lui che mi ha mollata perché stava diventando troppo compromettente e impegnativa. Sono felice per lui, gli voglio bene, credo che a lui rimarrà indelebilmente legato il ricordo del giorno più bello della mia vita.
Per questo gliene sono grata. Mi è stato anche vicino in un momento molto buio della mia vita. Comunque rimane un coglione. Pure lui.

e niente, forse scriverò un libro sulla mia vita….magari diventa un best seller,magari vado a vivere a New York…

 

 

 

 

 

 

may day

Ci sono momenti della vita in cui non ti trovi davanti a un bivio ma ad multiverso di strade le cui destinazioni sono ignote. Non c’ è stella polare che ti salvi o ti guidi, nessuna cometa o segnale luminoso ad orientarti. Vai.  A istinto, a tentoni, calpestando sassi che fanno male ai piedi. Arriverai da qualche parte, ma lo scoprirai solo alla fine.  Poche ore mi separano dall’ evolversi della situazione lavorativa. Dentro o fuori. Riconfermata e sfruttata, non riconfermata e con la valigia in mano. Milano, Palermo. Palermo, Milano. Cosa voglio io. Non lo so. Se non avessi una famiglia a cui pensare direi Milano. Se penso che devo includere nella scelta il resto della famiglia dico che rimarrò qui. Sempre così. Mettere da parte me stessa per accontentare gli altri. Una vita così. E questa non è solo una scelta lavorativa, il cuore lo sa bene. Sa benissimo che Milano significa la presenza di Gin, del passato e che Pa significa Bio.  La mia vita sentimentale per anni è stata piatta come non so cosa, adesso invece è un mega caos. Gin è quello che volevo e che non posso avere. Bio è il presente e nonostante le crisi iniziali adesso la sua presenza mi fa stare bene. Ultimamente capita di dormire con lui. E non mi riferisco al sesso ma a qualcosa di più intimo. Stare nello stesso letto. Abbandonarsi con tutte le proprie debolezze. Ritrovarsi abbracciati o con le mani intrecciate. Far finta di dormire, perché io non riesco a dormire con lui accanto. Per adrenalina, per stupore, perché lo guardo con tutti i suoi muscoli che gli modellano il corpo perfetto e penso: è troppo bello per me.  È troppo figo. E mentre fingo di dormire, lui mi copre le spalle col lenzuolo perché teme che prenda freddo e mi accarezza il viso. E io a tutto questo non sono abituata. E ho paura anche perché vivo con il costante terrore che sparisca da un giorno all’altro. Lui è incostante. Lo so bene. Il fatto è che io potrei perdere il controllo. E poi booom. Chi mi resuscita questa volta? Ultimamente mi ritrovo anche a ridere con lui.  Mi diverto.  Esiste un’affinità crescente, che poi magari esiste solo per me, valli a capire i maschi. Il fatto è che fisicamente è il delirio. È veramente scintille. A letto va alla grande, però ha talmente tante donne che gli sbavano dietro che mi vengono le crisi. Come andrà a finire? In tragedia, come sempre. Sicuro.

Come se non bastasse qualche giorno fa un mio amico di Roma decide di farsi avanti e dirmi che è pazzo di me. Si è innamorato. Mi ha scritto cose che mai nessuno in 36 anni mi ha detto e sono rimasta di pietra. Sconvolta. Perché? Sempre tutto complicato. Io non voglio illuderlo. Gli voglio un mondo di bene. Non so che fare.

may day.

 

 

Sto

Come stai?
Mangio della torta cocco e nutella. La userò come risposta a questa domanda d’ora in poi. Come vuoi che stia?
Come una che ha praticamente perso il lavoro, come una che porta avanti relazioni fallimentari, come una che quando sta male alza il telefono e non risponde nessuno perché stanno accudendo i figli, come una che continua a star male fisicamente e non ha ancora capito che malattia abbia.

Sto. Nel senso che sono ferma. Non so dove andare.  Davvero non lo so. Sta precipitando tutto, cerco di acchiappare i cocci che si sparpagliano ma non riesco. Non saprei neppure come incollarli. A dire il vero forse alcuni è bene stiano sparsi sul pavimento.

E’ tornata la sensazione di pugno allo stomaco. E’ tornata la sensazione di angoscia, di malessere. E io la conosco bene, e una vocina dentro mi dice che la mia sensazione non è solo sensazione. Quel passato è tornato.
Non lo voglio affrontare.
Voglio starci lontana.
Combino sempre casini. Solo casini.

Doveva essere un’estate yeah

Doveva essere un’estate yeah “faccio questo, faccio quello, party all night long”, invece questi mesi stanno passando parecchio sottotono. Principalmente il motivo è uno, la mia salute va sempre più peggiorando, non ho le forze fisiche per affrontare quello che mi sono prefissata, mi sento le gambe sempre più deboli e la tosse non mi lascia tregua.  Il dottore continua a dirmi che non è niente ma io comincio a pensare seriamente di stare per crepare, altrimenti non si spiega. Non ho le forze neppure per andare al mare, fatico davvero a fare tutto. Il mare l’ho visto in cartolina, nullatown invece mi ha rotto e ho deciso che quest’anno non andrò. Insomma sono in città e non faccio altro che litigare con mio fratello, il quale ha portato la mia soglia di sopportazione ai minimi storici. Mi ritrovo costretta a convivere con lui ma non siamo d’accordo su nulla, neppure sul condimento di un piatto di pasta. Mi attacca di continuo, gode nel farmi arrabbiare e io non lo reggo più. Per quanto riguarda me, sono una pila elettrica, nervosa,  molto. Continuo ad essere in tensione per i problemi lavorativi, continuo a non sapere cosa ne sarà di me dal prossimo anno, potrei anche fare le valigie e andare a Milano all’improvviso. In realtà a Milano ci sono stata due settimana fa, pur non stando bene fisicamente. Ho staccato un po’ la spina, mi sono ricaricata alle terme, ho fatto shopping, sono stata al concerto dei muse, ho visto amici. Ho visto anche Gin a dire il vero,  siamo stati a cena assieme, da amici, a ridere, a scherzare. E io con lui sto bene. E’ la mia terapia. Mi piace passare del tempo con lui, mi piace parlare con lui, fantasticare. E’ chiaro che tra noi sia finito tutto ma l’affetto quello credo che rimarrà sempre intatto. Gin con tutti i suoi milioni di problemi, è in qualche modo il mio porto sicuro. Lui è incapace di amare, deve risolvere un sacco di questioni irrisolte con se stesso, ma gli auguro di essere felice, di essere sereno. Di questi momenti io e lui ne facciamo tesoro, deposte le armi di guerra si può cmq camminare assieme e pensare alle proprie vite. Qualche sera fa, scherzando ma non troppo, mi ha detto: “promettimi che anche quando sarai sposata, se passi da qui, ci vedremo”. Mi fa ridere questa promessa. E’ praticamente irrealizzabile ma mi piace pensare che l’uno per l’altro ci saremo sempre. Forse.

Comunque dubito che mi sposerò vista la mia vita sentimentale deprimente. Dopo il mio compleanno il biologo è sparito per un mese. Ha dato l’esame, è partito e pensa un po’, la sera del suo ritorno mi contatta chiedendomi di uscire. Gli ho detto di no. Udite udite, ho imparato a dire di no. Mi sento invincibile. Non voglio essere la bambolina del giovedì, non voglio essere quella che vedi quando c’hai tempo e quando te ne ricordi. Non voglio far parte del suo harem, visto che le donne lo venerano. No. Io dedico il tempo a me stessa. Per i suoi sfoghi ormonali chiami le amichette and Co.

E questa è la novità dell’estate. l’ho già mandato a quel paese un anno fa dandogli del paraculo, quest’anno farò di meglio, lo sbugiardo davanti le amichette.

 

Si salvi chi può… sarò pure mezza invalida in sti giorni, ma giuro su Lorena Bobbit che gliela faccio ricordare questa volta.