Secondo giorno a Nullatown. Sono fuori in giardino, davanti a me la montagna, il bosco e una splendida luna, in sottofondo il rumore del mare e del vento, stasera fortissimo. Un po’ in tempesta come il mio umore. “Questo vento agita anche me”. Già, e nemmeno poco. Sto ascoltando gli oasis.

“I’ m tired of talking at my phone, so what’s the matter with you? ”

Stand by me, nobody knows the way it’s gonna be”.

Fosse così anche nella vita. Come nelle canzoni, chiedi di rimanere e rimangono.

È difficile ritrovarsi in questa matassa di pensieri. Tutto quello che so è che qui non si cava un ragno da un buco. O meglio a nullatown di ragni ne trovi anche tanti, brulica…ma poi che te ne fai di un ragno? Io stamattina invece ho rimediato un’altra figuraccia. Appena sveglia sono stata vittima di un altro agguato del vicino gnocco. Un incubo, o un sogno non so. Io per lui sarò stata un incubo. Mi ha beccato appena alzata dal letto, in pantaloncini e maglietta, magliettina, ina, ina. Con una scritta ridicola tra l’altro. Avevo gli occhi cerchiati di blu, i capelli arruffati e l’espressione scema. E lui qui nel terrazzino di casa tutto figo insieme al suo cane. Lo ha portato per farlo conoscere col mio. In realtà l’incontro tra cani è andato pure bene. Si sono annusati, ringhiati ma non azzannato. Direi che è un successo. Io però non posso svegliarmi ogni mattina con questa visione. Con lui che mi parla in milanese mostrando pettorali e tatuaggi. Io al mattino sono sensibile. Comunque è pure intelligente. Ovviamente è impegnato e lei credo mi detesti. Stamattina mi ha detto che mi avrebbe aiutato a gonfiare la piscina che ho comprato. Io non ce la posso fare…

per farla completa zanichelli si è finalmente deciso di invitarmi a uscire di nuovo. Mi ha proposto un’altra colazione. Colazione. Non un aperitivo, una cena, una colazione alle otto del mattino, in vespa. E io posso pure accettare ma se mi parla di mitocondri alle otto io mi addormento sul tavolo. Please, mercy. Ovviamente di Gin nessuna notizia. Mi consola sapere che tolti gli impegni di questa settimana tra 8 giorni andrò in Calabria da amici. Rivedrò le ragazze tedesche. Credo che ci divertiremo. Insomma se questa estate non mi invento qualcosa rischio di annoiarmi un pò.

Chissà chissà chissà

Go let it out…

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La tela

Dicono che i luoghi immersi nella natura aiutino l’introspezione, io penso che nullatown ti faccia proprio venire le crisi esistenziali. Siepi e mare all’orizzonte. Mare all’orizzonte e siepi. Quelle siepi che dell’ultimo orizzonte il guardo escludono. Qui lontano da tutto pensi. Il silenzio ti fa ascoltare dentro. Oggi pomeriggio mi sono ritrovata a piangere. Mi è capitata davanti agli occhi una foto di Gin scattata poco dopo il lavoro. Ho pianto perché il suo viso non riuscirà mai a lasciarmi indifferente. Io quei tratti li ho amati, tutti, ogni curva, ogni spigolo. I solchi vicino il naso, le guance, le orecchie, gli occhi lunghi con quelle ciglia infinite. I suoi bronci. Il modo in cui abbassa lo sguardo e inclina un po’ la testa. E poi ti fissa dentro negli occhi. Lui ti oltrepassa.Lui ti arriva fin dentro la pancia in un posto di cui non conosco il nome, ma so che lì inferno e paradiso si mischiano in un coro. Mi manca. Mi manca molto. Il profumo della pelle, il tocco morbido delle sue dita, i morsi. Mi manca coccolamelo. Averlo addosso, poggiare la testa su quel petto enorme. Sentirne il battito. Mi mancano i silenzi e gli imbarazzi. Io non so amare nessuno. Mi fa star male sapere che non potrò averlo, ma giuro che ogni momento della mia giornata da due anni ormai è un continuo pensare a lui. Sapere che ha altre storie mi uccide ma non posso aspettarmi che non si faccia la sua vita. Qui a nullatown continuano a passarmi aerei sulla testa. Ne è appena decollato uno. Vorrei poterne prendere uno anche io e raggiungerlo. Tra un’ora sarei tra le sue braccia. E invece la distanza ci ha troncato le gambe. Non è mai iniziata a causa della distanza geografica. Ma io so che continua a pensarmi. Lo so. E se qualcuno dovesse mai torcergli un capello io mi farei l’Italia a piedi. Davvero. Sono caduta nella tela del ragno. Non so più uscirne.

Più in là

Scrivo dalla terrazza stasera. Il caldo di queste ore sembra essere solo un ricordo in questo momento. Tira un vento deciso, un po’ arrabbiato, all’orizzonte si vedono nuvoloni neri addossati, minacciosi, brontoloni. Davanti a me una falce di luna e a sinistra il mio puntino preferito, il più luminoso, Marte, lì a ricordarmi che poco più in là, ma proprio pochi anni luce più in là, esiste dell’altro. Un altro punto di vista. Mi piace pensare che qualcuno stia sporgendo le gambe adesso, proprio come me, chiedendosi cosa mai ci sia più in là. Intanto il vento soffia forte, più forte e un po’ mi perdo anche io. Nei ricordi. Al 16 luglio di qualche anno fa quando era ancora l’anniversario di matrimonio dei miei genitori e mio padre portava una torta per festeggiare, ricordandomi che tutti quegli anni di matrimonio a lui non erano pesati affatto, che erano volati. E per anni mi sono quasi chiesta se lui e mia madre si amassero ancora. Mi sono data una risposta quando l’ho visto morire. Quando vide entrare mia madre nella sua stanza dopo diversi giorni e la chiamò: “amore mio” con le lacrime agli occhi. Ecco. Si amavano. Anche con le loro liti e bagarre. Una vita fa. Una vita spensierata, quando ancora era degna di essere chiamata vita. E poi c’è il 16 luglio di un anno fa. Milano, un appartamento, corso Buenos Aires, la spesa veloce, delle fettuccine, dei gamberetti, io che preparo per Gin, lui che arriva a casa bellissimo e col suo solito profumo, con un vassoio di dolcetti in mano. Io che mi preoccupo che il sugo sia buono perché una siciliana deve saper cucinare bene. Ma lui mi manda nel pallone. E non gliene fregava niente dei gamberetti e delle fettuccine. Giocava con il mio collo, i miei capelli, con le bretelle dell’abito. “Ma tu sei uscita vestita così?”. “Si”. Mi sorride. Un pasto consumato velocemente, una scena quotidiana, per me un momento speciale. E poi il dolce, e poi il caffè e poi non ricordo molto altro perché mi stava guardando. E io avevo tutto. Al diavolo il mondo. E poi ci siamo salutati perché il giorno dopo io sarei partita per Amsterdam. Ci vediamo al mio ritorno Gin. Ma non è andata così. Ho dovuto aspettare rancori, lacrime, veleni e molti inferni prima di poterlo riguardare negli occhi. Mesi. Gin è un viaggio all’inferno. Ci siamo sentiti in questi giorni. E lui sa come farti bruciare. Gli voglio ancora bene. Forse gliene vorrò sempre. E mi manca anche. A volte lotto col mio istinto che mi farebbe prendere l’aereo e raggiungerlo. Ma non lo farò. No. Non è il caso e non è il momento. Rimane il fatto che due chiacchiere con lui cancellano via un mese di tristezze. Ha un potere strano su di me. Mi maledico per averlo conosciuto. Mi maledico più o meno tutti i giorni. Lui rimarrà sempre quello che avrei voluto accanto. Quello che non avrò mai. Perché lui è imprendibile. E si… devo guardare più in là… ma più in là io vedo sempre lui. Bel guaio.

Zanichelli

Questa mattina dopo circa un mese e mezzo di tentativi ho incontrato mr biologist, il biologo. La settimana scorsa avevamo semi discusso perché si trovava nel locale proprio accanto al mio, e pur sapendolo, non mi aveva avvisato o salutato.  Abbiamo fatto colazione assieme, un cappuccino e un cornetto con la marmellata. A prima impressione è carino, ha un bel fisico, è malato di fitness e si vede che è fissato con la forma fisica. Dopo il primo imbarazzo abbiamo cominciato a parlare. E parlare, e parlare, e parlare. Di scienza. Di mitocondri, della clonazione della pecora Dolly (l’intero processo passo passo) , degli esperimenti tra gemelli, di entropia, di Asimov, di epigenetica, di come si prepara un gel (passo passo) di antiossidanti, di fenil qualcosa, di cellule, di uno scienziato morto che sulla lapide riporta una formula scientifica e non il nome e di tanta tanta tanta altra scienza. Non è stata una colazione, è stato un convegno scientifico e chimico. Mi mancava il blocco di appunti. Quando cambiavo argomento e cercavo di andare sul personale, tornava sempre alla scienza. Non mi ha posto una domanda. In pratica non so niente di lui, ma ho un bagaglio culturale sulle api, i fuchi, l’impollinazione, lo sterminio delle uova, le api operaie ecc ecc da poter fare invidia al mondo di quark. Forse è molto insicuro e punta su argomenti su cui pensa di poter eccellere, il problema è che io e la chimica e derivati abbiamo litigato tanti anni fa. Mi parlasse di Hubble, pianeti, stelle e cose del genere potrei ascoltarlo per ore, ma di Dolly che aveva l’artrite perché clonata da cellula difettosa io penso che posso pure impiccarmi. Si ok, bello…10 minuti. Poi stop. In compenso gli ho suggerito di mettere su booking la sua casa vacanze che non ha visibilità, ( grazie al c…) e mi sta ringraziando da stamattina. Insomma non è biologo, è zanichelli,  è come uscire con l’enciclopedia delle scienze e sfogliarla. Ora è pure tenero, mi sento una merda. Mi sta mandando cuoricini e bacini ecc. Credo di essergli piaciuta, ma io mi darei le testate contro il muro. Non gli nego una seconda possibilità. Però sinceramente, io lo so in cuore mio che è un no. Io non posso. Non sono pronta forse. Forse cerco scuse per allontanarlo da me. Io non sono guarita. E allora lascio che le cose vadano da se. Però la prossima volta spero cambi volume. Magari apriamo quello di letteratura, ecco magari posso interagire anche io…

 

 

 

Send help in nullatown

Un altro weekend a nullatown. Movimentato questa volta. Quel gran furbone del proprietario mi aveva assicurato che la villetta accanto la nostra con cui condividiamo il giardino fosse disabitata. “La proprietaria si è lasciata da poco, non viene perché qui ha ricordi col fidanzato.”. Bene la proprietaria in questione è felicemente fidanzata, con uno, da ben due anni. È una ballerina, insegna in una scuola di danza, magrissima, capelli rossi a caschetto, snob, altezzosa. Lui: moro, alto, fisicato, simpatico, socievole. È il fratello gemello di Fabrizio Corona forse ma in versione non coatta. L’ho intravisto quando sono arrivata. Ieri sera lui, corona, mi ha teso l’agguato. Giro l’angolo e me lo ritrovo davanti, nel terrazzino di casa, bello come il sole, “piacere, Andrea”. Penso di aver avuto un mancamento. Mi è tremata la voce. Io ero in costume, mini costume, piuttosto imbarazzata e lui che mi parlava… non so spiegarvi la mia faccia, i mille colori. Volevo solo coprirmi e lui mi diceva che è nato un giorno dopo di me, che è di Milano ( volevo morire…) e che sta con in Sicilia da qualche anno. Parliamo e capisco che la sua ragazza è una cagacazzi atomica. Mi ha fatto tenerezza. Dico solo che ieri sera dovevano uscire insieme e stranamente non sono più usciti perché lei se lo è cazziato. Oggi l’ha tenuto segregato in casa … ora, io sono una persona molto equilibrata, seria, ma ve lo giuro io non so quanto potrò resistere con questo che mi gira in costumino per la villa. Send help in nullatown. Please.

Nullatown

Il vento, l’aria di montagna mista alla salsedine, un brano di Ed Sheeran, i piedi nudi. Il silenzio. Soprattutto il silenzio, la cosa che più mi è mancata in questi mesi. Stasera scrivo da Nullatown. Un’altra casa ma stessa località. Starò qui per un po’. Trascorrerò qui le vacanze. Si insomma nullatown non sarà Honolulu ma in questo momento mi sembra la località più bella del mondo. Isolata da tutto e da tutti. Lontana da casa, dai guai. Lontana dalla civiltà. Ho cenato al tramonto e ho goduto della vista del mare. E forse ho bisogno di questo. Ho bisogno di calma e di nuove energie. Forse è la volta buona che riesco a non pensare più a quello scemo di Gin che ha trovato la sua preda estiva. È di nuovo in fase lovebombing, a me viene da ridere, un’altra poveretta che si sentirà una dea e penserà di aver trovato l’uomo perfetto. Contento lui. Io invece lunedi dovrei vedermi col biologo che è ricomparso. Non lo so chi me lo fa fare. Per la verità ammetto di vederlo perché lo sto facendo aspettare da più di un mese ma non credo di essere attratta di lui. No chemicals. No fireworks baby. Non scatta. Anzi quando parla mi darei le testate. Per ogni cazzata mi deve dare la spiegazione scientifica dettagliata e parte la parentesi del mondo di quark e la secchezza vaginale. L’altra sera mi ha fatto un pippone sull’entropia di venti minuti. Per messaggi. Comunque ha il fisicaccio. Quello si. Ma che te ne fai se poi non riesci a parlarci? Perché con quel bastardo riuscivo a parlare giornate intere? La verità è che nessuno è lui. Non mi piacerà mai nessun altro fin quando non lo avrò dimenticato. Mi basta pensare ai suoi occhi e mi si contorce lo stomaco. Ancora adesso. Ho il cuore scemo. S’è rincoglionito. Ok ok. Giuro che ci lavorerò. Giuro che lo cancello. Forse.

Chi l’ha visto?

Ma quelli che spariscono, esattamente dove vanno? Si radunano? Hanno un gruppo di scomparsi anonimi, organizzano festini? Io boh.

É sparito il biologo. Ma proprio sparito. Senza nessun motivo non mi scrive più. Gli avevo detto che questa settimana avremmo potuto vederci e lui ha pensato bene di sparire. Non fa una piega. Mi ha sfinito per un mese e ora che mi sono liberata della scuola e dei saggi è desaparecido. Ma gli uomini nel cervello hanno la segatura. Comunque a questo punto credo sia meglio non essere uscita con lui, avevo avvertito segni di squilibrio mentale. Tipo il fatto che gli è morto il gatto e si è preso un gatto uguale identico, stesse striature, e l’ha fotografato sotto la gigantografia del gatto precedente. Tipo che il caffè nel tiramisù lo mette con la pipetta pasteur per essere certo delle dosi, tipo che prende maca peruviana, che ho scoperto essere una compressa, per essere più energico (pure a letto). La cosa mi preoccupa. Io ve lo dico. Ma un disgraziato normale, mai???

Mi arrendo. Ve lo giuro. Ah giusto per dovere cronaca. Neanche il mio ex ha avuto il coraggio di incontrarmi dopo tre anni. Non si è fatto sentire il giorno dopo. Quindi non so neppure se sia venuto in città o meno. Il mio ex, Fritz,è world champion di desaperecidos. Lui vince tutti i premi. Mi evita da anni. Che io ogni tanto me lo chiedo che ci sono stata a fare? Però un merito glielo attribuisco. Il mio primo ragazzo ha portato il rock e le moto nella mia vita, era un chitarrista metallaro, il secondo Fritz ha portato il sesso serio, giusto quello, il terzo, Gin ha portato solo un gran casino ma gli voglio un bene dell’anima. Non ho fretta di avere storie, non ho fretta di uscire con un altro psicopatico. Penso a me. Proprio oggi ho prenotato una vacanza insieme a due amiche tedesche. Bisogna coccolarsi. Bisogna staccare la spina. Ho anche saputo che tornerò a nullatown, un’altra casa ma stessa località dispersa nel nulla. Insomma tra qualche giorno mando tutti a quel paese. Uomini compresi. A loro ci penserà la Sciarelli. A settembre magari.

Ring

Ci sono quasi 30 gradi oggi e io sono a letto con la febbre alta. Non me ne ero neppure accorta di avere la febbre tanto ero presa da miei impegni e dalle scadenze di questo periodo. Invece il termometro segnava 39 e le gambe non riuscivano quasi più a sostenermi. Credo che a un certo punto il fisico dica basta. Forse dovevo staccare. Oggi non sono andata a lavoro ma domani ho il saggio di fine anno e mi gioco tutto. Spero che i bambini non dimentichino nulla. Le prove ieri sono state un disastro. Help. Per quanto riguarda tutto il resto continuo a sentirmi con regolarità con mr biologist. Non ci siamo ancora visti ma per causa mia. Voglio togliermi il pensiero dei saggi prima e poi sarò più libera. Lui ha già progettato mille cose da fare insieme, ogni giorno me ne propone una. Mi ha perfino scritto che mi vuole stra viziare. A me mette paura. Mi sembra che mi stia idealizzando troppo, che stia correndo troppo. Nemmeno mi conosce e dice che sono la donna della sua vita. Ogni tanto ha degli atteggiamenti perfino paranoici. Comunque dopo averlo visto mi chiarirò le idee. Non riesco lasciarmi andare completamente. Io continuo a pensare a Gin, che è da malati. Non lo so perché. È il peggio stronzo che abbia conosciuto in vita mia. Non lo so dimenticare. Insomma è un gran bel casino interiore. Un ring dove al tappeto ne esco sempre io. Ad ogni modo non voglio precludermi niente… credo che sia giusto vivere questa situazione per capire cosa è meglio per me…

Tre anni dopo

“Domani sera sono a Pa ci vediamo.”. Se questo messaggio lo avessi ricevuto tre anni fa avrei fatto un balzo dalla sedia. Fritz, il buon vecchio Fritz, il mio ex è qui in città. E siccome è notoriamente sfacciato non si è posto il problema. Rivedersi. Tre anni dopo rancori, silenzi, bugie. Tre anni di vita in cui siamo stati estranei. Che infame la vita, eh? Non c’ho capito niente. Fritz è stata la mia storia più importante. Lui è stato molto importante per me. Non lo posso negare. C’è stato un momento della mia vita in cui avrei mandato tutto in aria per seguirlo in capo al mondo. Poi una sera me lo sono trovato al ristorante seduto nel tavolo accanto al mio quando sapevo che sarebbe stato in un’altra città ed ho capito che era un pezzo di merda. Mi ha evitato per anni. Un giorno mi ha chiesto scusa, c’è stato uno pseudo chiarimento e per lui ora è tutto ok. Ma non funziona così. Io ho ancora lo scotch sul cuore malandato. Rappezzato. Dopo di lui non mi sono più fidata di nessuno. Fin quando è arrivato Gin. E mi ha fregato pure lui, forse anche di più. Non ho problemi nel rivederlo. Anzi, da un lato mi farebbe anche piacere, ma significherebbe scavare dentro. Non lo so se sono pronta a sostenere il suo sguardo. Perché è sempre tutto cosi complicato??? Ma nemmeno nei film. Ma ci rendiamo conto che ora che non me ne frega più niente che sto male per un altro, mi cerca nuovamente lui??? Aggiungiamo pure mr biologist che mi tampina e la frittata è fatta. Comunque a me viene da piangere. Davvero. Questo è troppo pure per me.

Puntata zero

Deve essere per forza così. Quando ti imbatti con qualcosa più grande di te, con qualcosa di sconosciuto, ti prende la paura. La paura del nuovo, di quello che potrebbe o forse non potrebbe succedere. E io ora sto un po’ così, tra incudine e martello. Mr biologist continua a tampinarmi. Mi pressa per vedermi. Tutto ciò da un lato mi fa piacere, dall’altro mi fa incazzare. Devo dettare io i tempi. Non lui. La pressione non la tollero. Se vuole aspetterà. Fosse solo per un gelato. Voglio essere pronta e consapevole che quella sarà la puntata zero di un nuovo format della mia vita. Il punto di svolta col passato. Bene o male che vada. Non voglio buttarmi tra le braccia di qualcuno per un diversivo o per un banale chiodo schiaccia chiodo. No. Voglio che quell’incontro sia desiderato, da entrambi. Lui ha chiuso una storia importante da poco e questo mi fa storcere il naso. Non sono e non voglio essere una tappabuchi o la parentesi di turno per sopravvivere alla crisi estiva. No. Inoltre il mio odio verso il genere maschile in questo momento tocca vette altissime. Ho perfino pensato di uscire con una donna tanto è il mio odio. Mi sto prendendo cura di me. In questo periodo non voglio pensieri, non voglio complicazioni, ho già le ossa rotte per il ritorno di Fritz (ancora in corso) e le ciglia lunghe di Gin (mannaggia a lui). Devo star lontana dai maschi. Tutti. È meglio. Portano solo guai. Ma poi, io che ho fatto di male? Che vogliono da me???