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Scrivere è un’impresa ultimamente. Riuscire a trovare un ritaglio di tempo sereno da dedicare a me stessa è praticamente impossibile. La scuola assorbe gran parte del mio tempo. Un giorno sono teacher, un giorno sono maitresse, al pomeriggio sono esaurita e la sera sono semplicemente ameba. questa appena trascorsa è stata una settimana molto intensa per me dal punto di vista emotivo, anche un po’ traumatica. La settimana scorsa in piena notte mi sono ritrovata il 118 in casa perchè la situazione è precipitata. Così tra il panico e le sirene la lunga corsa in ospedale nella speranza che non fosse arrivata la fine. Ho vissuto momenti pesanti e angoscianti. Veder rianimare una persona a te cara, sentire i commenti dei dottori mentre davanti a te c’è qualcuno intubato, collegato a mille fili, con l’ossigeno e subito mi tornano in mente gli ultimi giorni di vita di mio padre. E poi quel macchinario, i suoi bip, il suono mai regolare, il tracciato sfalsato, il monitor che si accende di rosso, il segnale di allarme, i dottori che ti sbattono fuori, la situazione che precipita…Ore di attesa  che sembrano infinite.davanti una sala del pronto soccorso.
E tutto attorno scene di persone derelitte, di strutture fatiscenti, di medici disumani, infermieri che avvisano i pazienti di “procurarsi una barella” perchè tanto non saranno ricoverati per almeno altri tre giorni, anziani ormai spenti, malati infetti accanto a malati immunodepressi, un bambino che assiste in diretta alla morte di una suora. Dentro di me c’è la guerra. La paura, la rabbia, la non rassegnazione, la pietà.
Sono stati giorni duri e solo dopo aver cambiato struttura sanitaria ho assistito a dei piccoli ma significativi miracoli.
Incredibile quanto si sia attaccati alla vita….
E poi pensi che non è altro che questo il senso di tutto, avere attorno chi ami e vederlo star bene.
Vorrei tanto avere una vita normale ma non mi è concesso ormai da 5 anni a questa parte. Eppure non cedo, non crollo, non piango, resisto, perché come mi ha detto qualcuno in sogno, ” devo lottare, perché io sono la (sua) motivazione”.
E dunque non dormo da una settimana perché ogni notte la passo col terrore che squilli il telefono e qualcuno chiami dall’ospedale.
ad ogni modo chi scrive il copione della mia vita ha fantasia.
Ah, giusto per dovere cronaca….il tipo figo e interessante di cui ho parlato l’ultima volta è sparito. Ma sparito sul serio, senza un perché, senza un motivo, senza una parola di troppo o un litigio, anzi…. Valli a capire sti uomini tu…Comunque meglio prima che dopo…Depenniamo un altro caso umano dalla mia vita.

Comincio a credere che mi farò realmente suora….

 

 

 

 

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Madame la maitresse

Da quando ho iniziato a insegnare francese a scuola sono ufficialmente diventata “Madame la maitresse” (signora maestra), che fa tanto bordello francese e poiché insegno in un istituto di suore sa tanto di paradosso. In questi giorni ho come l’impressione che questa storia della maitresse mi sia sfuggita di mano e comincio ad avere crisi d’identità. C’è aria di novità…e credo anche di guai. Accade che conosci un tipo, accade che ci parli, accade che lo senti con regolarità, accade che la cosa ti intriga. Lui è carino. Molto. Lui ha un cane, lui è divertente e mi ha chiesto di uscire… In realtà mi ha proprio invitato a casa sua. Panico. Credo che gli proporrò di andare a bere qualcosa, voglio incontrarlo in ambiente neutro e voglio conoscerlo meglio… …c’è grande attrazione lo ammetto e la cosa mi spiazza e non poco. Sono diffidente come un porcospino e sono curiosa come non so cos’altro… Mi piace, eppure la mia testolina non riesce ad andare in stand by, qualcosa mi dice di non fidarmi…. qualcosa mi frena e allo stesso tempo mi spinge verso di lui. Secondo me è un po’ stronzetto, sono seriamente in difficoltà… So che devo buttare il passato alle spalle e ricominciare ma ho paura. Paura di lasciarmi andare, paura di ricominciare, paura di mostrarmi di nuovo, di non piacere, paura di non essere mai abbastanza..

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viaggi, disagi, naufragi…

Non scrivo da un po’… da un po’ tanto in effetti. Mancanza di tempo e anche mancanza di voglia a dirla tutta.  E di cose ne sono successe in questi giorni, a partire dalla mia fuga a Milano nelle settimane scorse. Nonostante tutti gli imprevisti e gli impedimenti, alla fine sono partita. Con  la febbre alta e la bronchite. Forse sarebbe stato meglio rimanere a casa, ma io si sa, sono cocciuta come un mulo. Volevo andare a tutti i costi. Milano un anno dopo sembrava un’alta città. Inevitabilmente ho ripensato al weekend dell’anno precedente, quello trascorso a casa di Fritz. I ricordi sono bastardi, i ricordi ti fregano ti annegano, ti trascinano ti fanno star male.  Amarezza  mista a disgusto…E mi sento pure stupida per aver creduto a due occhi verdi e a due labbra carnose. Questa volta invece Milano era diversa,è cambiato qualcosa… forse sono cambiata io. E’ stato un weekend strano, un po’ disastroso. Avevo mille progetti in mente e sono riuscita a realizzarne solo la metà perché non stavo affatto bene. Non ho potuto godere a pieno degli amici e del resto. Ho visto la mostra di Mucha e sono rimasta incantata come un’idiota davanti alle stampe che raffiguravano la personificazione delle pietre preziose. Ho camminato tanto e avevo le ossa gelate, ho anche fatto shopping e acquistato tantissime e bellissime cose inutili di cui non avrei potuto fare a meno.  Ho anche rivisto i miei amici e loro riempiono sempre le mie giornate…I loro sorrisi, le loro battute, il loro prendersi cura di me. Loro mi fanno sentire fortunata e anche un po’ amata.  Di alcuni momenti ne faccio tesoro.
Una volta rientrata a casa la mia vita è stata assorbita dalla scuola e dagli scrutini Fine primo quadrimestre. Io ho dato i voti… nel senso che ho preparato le pagelle…non è ancora il momento di farmi suora. E’ strano passare dall’altro lato e giudicare. Poi io non sono una brava maestra, siccome li adoro, metterei 10 a tutti quanti. Ho ottenuto due grandi vittorie. Ho cominciato a insegnare francese nella stessa scuola e ho conquistato l’interesse dei più ribelli ( e questo mi gratifica molto di più).  Passo gran parte delle mie giornate a scuola e la sera arrivo a casa talmente stanca da non riuscire ad aprire il pc. Per il resto a casa è un calvario ed è inevitabile. La malattia si espande e ogni giornata si porta via un pezzo di serenità e di me. Ho anche pensato di sentire uno psicologo.Ci sono delle cose che non riesco a metabolizzare…
Lamia  vita sociale in compenso è parecchio movimentata ultimamente. Per non stare a casa e respirare quest’aria pesante esco spesso.  Ho attorno dei ragazzi  qui che mi puntano, non so come andrà…a dire il vero non mi interessa nulla di nessuno di questi, non trovo stimoli…La verità è che è veramente difficile trovare qualcuno che sia interessato a me, qualcuno che voglia capire come sono fatta, che scavi, che mi apprezzi cosi come sono con tutti i miei difetti. Sono un po’ stanca di inseguire la gente…
ah si in realtà ho un tarlo…però è una cosa più grande di me,  più strampalata di me, e quindi boh… forse è meglio lasciar perdere, sarà un altro dei miei film…
Insomma la mia vita è un caos.
Io vorrei solo più tempo e una persona che mi abbracci la sera prima di andare a letto.

tutto qui.

chiedo forse troppo?