Non dovrei, non potrei, vorrei…

Stamattina sono libera, niente scuola. Mi sono alzata tardi, evento ormai straordinario. Ho preparato la colazione, mi sono concessa una tazza di cioccolata fondente, calda. Non dovrei, non potrei, ma avevo bisogno di coccole. Questa settimana qui mi sento un po’ fragile, un po’ meno forte. Forse sto cominciando a metabolizzare un po’ di cose, un po’ di pensieri…Ho avuto delle notizie poco piacevoli, vorrei che fosse tutto un brutto sogno… quando chi sta attorno a te non sta bene, finisci per non star bene neanche tu. Allontano questi pensieri, ma tornano puntualmente. Del resto si avvicina Natale, e come vuole la tradizione, io ormai da 5 anni a questa parte, il Natale lo festeggio in ospedale… E’ una specie di maledizione… Forse è questo periodo dell’anno a mettermi malinconia. Sono i ricordi, sono le paure, la consapevolezza che il passato non tornerà Ripenso a mio padre e a quanto sia cambiata la mia vita senza di lui. Mi trovo tra l’incudine e il martello. Tra la mia felicità e quella degli altri.
Vorrei che ci fosse qui ancora Matteo, lui sapeva ascoltarmi per ore e alla fine mi diceva sempre che sono una scema
Vorrei prendere casa tutta per me senza avere il rimorso di lasciare mia madre nei guai
Vorrei partire, vorrei conoscere gente nuova, vorrei avere il coraggio di mandare qualcuno a quel paese.
Vorrei …………….

vorrei guardare la vita con gli occhi dei miei bambini, ancora pieni di entusiasmo, di curiosità, di aspettative…
Ieri  con i bimbi della prima classe abbiamo preparato i biscotti di Tutti i Santi nelle cucine della scuola. E’ stato emozionante…
Vedere le loro manine sporche, quei biscotti deformi, imperfetti, ma fatti da loro con tutto l’amore del mondo.
forse la vita è un po’ la metafora di quel biscotto…  non avrà la forma che desideravi, ma se è impastata con amore, avrà tutto un altro sapore…

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porta indietro le lancette

Quella sera eri passato a prendermi tu con la solita cinquecento bianca, quella col tettuccio in vetro per guardare le stelle. Indossavo un abito blu corto che lasciava le gambe scoperte, a Palermo faceva ancora caldo e non portavo i collant. Al locale ci avevano fatto accomodare sugli sgabelli nella zona della terrazza che per l’occasione avevano riservato per noi; gli altri non erano ancora arrivati, eravamo solo io e te a quel tavolo. Vicini, vicinissimi, le nostre chiacchiere, le nostre risate, poi prendevi un tovagliolo di carta, chiedevi alla cameriera di portare una penna; hai disegnato casa tua e mi hai mostrato ogni singola stanza… “questa è la cabina armadio….” e io annuivo….un paio di mesi dopo l’avrei anche vista con i miei occhi e vi avrei dimenticato la mia sciarpa bianca, quella che non ho più recuperato….
Ti guardavo incantata, mi piaceva la tua voce. Mi piacevano anche i tuoi occhi verdissimi ma soprattutto le tue labbra carnose, polpose, il mio sguardo si posava sempre su di esse. A un certo punto i nostri discorsi erano stati interrotti dall’arrivo di Biscotto, il mio amico provolone. Si era seduto accanto a me, lui continuava a fissare le mie gambe e a un certo punto ne aveva anche sfiorata una. Tu lo avevi notato e ti eri anche infastidito. Hai sempre sostenuto che lui ci provasse con me, invece io volevo te.  Avevi ordinato una birra trappista ai fiori e avevamo scherzato  lungo su quella parola “trappista”. Daniele era arrivato al tavolo con una nuova milf, si rideva, tu provocavi. A fine serata cominciava a fare un po’ freddo e tu da milanese quale sei avevi indossato una sciarpa, quella grigia e nera. Abbiamo camminato fino alla macchina, ma quando mi sono accomodata all’interno mi sei saltato addosso. Non hai aspettato un attimo. Li, io e te, in quel parcheggio in una zona centralissima della città. Attorno un viavai di gente e di auto ma a noi non ce ne importava. Eravamo li incollati, respiro contro respiro, lo abbiamo fatto li. Senza inibizioni, sfrontati, noncuranti, travolti. Ci avrebbero potuto arrestare… Intanto era scattata l’ora solare. Tu rimanevi li esausto, contro il mio petto, in silenzio. Sottofondo di musica, poi ci siamo guardati. “tutto quello che è successo in quest’ora, non è mai successo…porta indietro le lancette….”.
è passato un anno esatto.
stasera mi ha telefonato Biscotto. Ha detto che voleva uscire a cena con me, specificando che voleva uscire SOLO con me. Forse avevi ragioni tu. Forse Biscotto ci prova…
Non sono uscita con lui. Ho detto di avere un impegno.
Ho riunito le mie amiche e sono andata a cena insieme a loro.
Avevo lo stesso vestito blu.
Ma stasera a Pa faceva freddo. Ho indossato le autoreggenti.
Fa ancora freddo.
Dentro.

Ticcer….sorpresa!!!!

E poi entri in aula e proprio la classe in cui ha fatto più fatica a farti accettare ti fa trovare questa scritta alla lavagna.

“SEI LA MIGLIORE TICCER  TI VOGLIAMO BENE”

🙂

gongolo, anche se hanno scritto ticcer e non teacher!!!!!!!

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autunno, il giorno dopo

Il giorno dopo tutto ha sempre un altro sapore, un altro aspetto, un altro odore.  E’ così anche nei rapporti. Troppe volte il giorno dopo ho riconsiderato le cose, le persone, gli eventi.  A volte tutto sembra stupido dopo aver litigato e si torna a far pace, a volte invece tutto sembra così marcio dopo aver fatto l’amore. Siamo mutevoli, come le stagioni, come i sentimenti.
Io, lo sono da sempre, sono nata sotto il segno della luna. E così, il giorno dopo, dopo il messaggio di fritz, dopo i pianti e la rabbia, torna il sorriso,  mi guardo indietro e dico che non devo più starci male, quella non è più la mia strada. Non mi appartiene. Sul serio….Ho bisogno di altro. So di volergli ancora bene, una parte di me è ancora legata a lui, abbiamo riso tanto, siamo stati bene, sorrisi e passione, e poi tenebre, sempre così.
Oggi, il giorno dopo, sulla bilancia pesa più la delusione. Le parole scritte sabato non mi hanno lasciato molto… Non hanno avuto senso.
Forse ogni tanto ripensa al passato, chissà. Io adesso invece penso solo al futuro, e a quello voglio pensare.
Sono concentrata sulla scuola. cerco di far bene. e’ già passato un mese….volato. Devo ancora riuscire a tenere a bada i piccoletti all’asilo, a ci sto lavorando…sono più diffidenti….Tutto sembrerebbe far pensare che il mese di prova sia andato bene… vogliono affidarmi anche delle ore di francese, e ho anche saputo che i docenti vorrebbero frequentare un corso d’inglese tenuto da me. Se cosi fosse ne sarei lusingata.
Insomma la vita va avanti. Nei prossimi mesi voglio regalarmi un bel viaggio. Poi vorrei rimettere a posto casa mia e se trovo il coraggio torno anche ad abitarci da sola.
Si cresce, si progredisce, si fatica.
Cadono le foglie, i rami secchi…autunno…
cadere per rinascere.

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“come stai?”

un “come stai” buttato li, che ti arriva sullo schermo del cellulare mentre stai facendo lezione, e pensi di aver visto male, che sicuramente il tuo cellulare avrà aperto una vecchia conversazione in modo del tutto casuale e subdolo. Invece no, guardi bene e la data, è un pugno allo stomaco. Sono passati cinque mesi, cinque maledetti sofferti mesi di silenzio. Come i funghi in autunno, così ricompare lui.
Intanto la mia testa è un cumulo di parolacce, offese, imprecazioni e maledizioni, poi il cuore comincia a urlare, a battere, un po’ accelera, un po’ si ferma, poi piango. Perché parole non ne ho. Ho lacrime. Lacrime di rabbia. Rabbia per chi entra ed esce dalla mia vita come se niente fosse, come se tutto sia lecito, come se tanto qui la porta fosse sempre aperta.
Mi sono chiesta se rispondergli o meno, dopo qualche ora cedo. Voleva sapere come va…e voleva farmi sapere che è qui, a Palermo. Non mi ha chiesto di vederci. Non ne ha il coraggio. e sa che sarebbe inopportuno. Non saprebbe reggere il mio sguardo, non saprebbe guardarmi negli occhi, non saprebbe affrontarmi, COME SEMPRE.
Sono stata molto fredda, quasi monosillabica. Pochi scambi di messaggi. Nessuna scusa naturalmente.

Sto male oggi. A dire il vero sto male da qualche giorno.  Lo sentivo che fosse qui, dico sul serio, Avevo una sensazione strana da quattro, cinque giorni.

non c’è un senso a tutto questo. sono solo capricci, non c’è una spiegazione dietro al suo messaggio, nessun pentimento. Forse la noia. Non so che fare…magari mando un messaggio alla ragazza delle arance. Del resto, i tuoi amici, o meglio, i miei amici , quelli che conosci qui ormai sono tutti impegnati. Il tuo miglior amico si è perfino fidanzato con una tipa che ha la stessa intelligenza di un tostapane e tu sei praticamente solo.
Evidentemente la tua missione nella vita è torturarmi. Avvicinarti, tornare, allontanarti, eliminarmi dalla tua vita, chiedermi di sparire, di non sentirci più, di non vederci più e poi mandare un msg come se niente fosse….

Ho il cuore a pezzi.
Sentirlo mi fa male.
Ieri sera sono andata a dormire dalla mia migliore amica, Stamattina non va molto meglio. Tra qualche ora riparte.
Ieri sera la mia amica mi ha guardato e mi ha detto :”sai, sei forte….se io sapessi che il mio ex fosse qui in giro e si fosse fatto sentire dopo questi mesi andrei in giro per tutta la città pur di trovarlo in qualche locale”.

No. Io non lo farò. Non muoverò un dito. Non farò niente. Ho già fatto di tutto per lui. Ora basta.

A quale scopo poi????
non credo sia cambiato nulla.

Ha solo scalfito una cicatrice. E’ solo egoista.

Sensazioni 

A volte le persone le avverti…la vicinanza intendo… La malinconia di stanotte, sensazioni strane…poi stamattina il suo sms dopo 5 mesi… Così    Ricompare Fritz… E’ qui a Palermo… 

teacher

Ultimamente la mia vita è assorbita dalla scuola. Mi sveglio alle sei, preparo la borsa con i libri, i poster e i pupazzi per le simulazioni. Durante il tragitto in macchina canticchio le canzoni per i miei bimbi, il rap dei numeri, la ballata di Lady Marian e Robin Hood, la canzone dell’autunno…tanto da sembrare quasi idiota. In classe la maggior parte del tempo è impiegata per richiamare l’attenzione dei “molestatori seriali”, quelli che non ne vogliono proprio sapere di stare in silenzio. Durante la ricreazione apro le merendine di 30 bambini, allaccio le scarpe di 20, apro altrettante bottigliette d’acqua, pulisco i loro musetti e prego che non si facciano del male in cortile durante i giochi. A volte mi sembra una giungla, uno zoo, (oggi uno è arrivato in classe con dei baffi disegnati col pennarello) poi li guardo negli occhi e mi innamoro. Ieri ho avuto la mia prima assemblea di classe con i genitori, in pratica ci siamo conosciuti “ufficialmente”, ero un po’ tesa, ma ho vinto le loro diffidenze, ho trovato genitori che collaborano e ho ricevuto il loro in bocca al lupo, me ne sono tornata a casa soddisfatta perché ho percepito fiducia. Adesso spero di non deluderli. Per me non sono numeri, mi auguro davvero che apprendano qualcosa, e che apprendano tutti quanti. Qualcuno non ama la mia materia, ed è più difficile coinvolgerlo.
E’ una faticaccia, ma non mollo.
La prossima settimana finisce il mio periodo di prova… sapremo qualcosa… Nessuno dei miei amici è a conoscenza di questo lavoro, non l’ho ancora detto per scaramanzia…. Nell’attesa, la scuola mi ha affidato anche il francese, quindi comincerò a insegnare anche questa materia a partire da dicembre (e dunque, in teoria il mio primo mese a scuola creso sia stato valutato bene…)
è tutto insolito per me….però posso dire di essere felice 🙂

Credo che tutto l’amore che mi sia venuto a mancare in questi mesi tra l’allontanamento di Fritz e la morte del mio cane sia adesso colmata da questi bambini.
Questo la sera mi fa andare a letto tranquilla.
forse sto facendo bene, forse mio padre sarebbe orgoglioso di me.

Due settimane dopo #survivor

Finalmente il silenzio.
Dopo due settimane di bambini urlanti le mie orecchie chiedono pietà. Si, perché le urla dei bambini, te le porti pure a casa, ti rimbombano nella testa. Continuo a vedere le loro facce con quella luce viva, bella, che solo i bambini possiedono e continuo a sentire “maestra, maestra, maestraaaaaaaaaaaaaaaa”.
Tirando le somme queste prime due settimane non sono andate male. I bambini si stanno affezionando a me, mi si buttano al collo sorridenti quando mi vedono entrare in classe, credo sia un buon segno. Ho anche ricevuto dei regalini e questo mi gratifica. Piccoli pupazzetti, i loro piccoli tesori. Sto anche memorizzando i loro nomi, anche se a fatica. Di certo ricordo molto bene i nomi dei più discoli….I bimbi in prima sono dei veri e propri animaletti imbizzarriti. Un gruppetto di 5 non riesce proprio a stare seduto, così torno puntualmente a casa senza più voce. A quanto pare accade anche con gli altri maestri. Credo non siano ancora pronti per le elementari. O forse hanno bisogno di più tempo.  Io intanto cerco di tenerli impegnati con canzoni, balli, fotocopie e lavori creativi. Diciamolo, sono stonata come una campana, spero che i bimbi abbiano pietà… Le mie doti canori sono più o meno quelle del maestro pavarotto, per di più cantare quando non hai voce, è ancora peggio….
Intanto ho corretto i loro test d’ingresso e sono stati un disastro. In pratica l’insegnante prima di me non ha insegnato molto, o comunque non ha insegnato bene. Io spero di fare quel poco ma farlo bene.Voglio che arrivino  a fine anno con la sicurezza di un metodo e di una lingua.
Un piccolo miracolo è successo però. Non so di chi sia merito. Io a questi bambini mi sto affezionando sul serio. Non riesco a non coccolarmeli. Mi trovo a consolarli, ad ascoltare le loro storie personali, a incitarli, mi ritrovo perfino ad asciugare loro il moccio, ad allacciare i lacci delle scarpette. Comincio a preoccuparmi…si intravede un minimo di dolcezza in me. Strano, i miei ex non ne hanno mai trovata in me…Forse i bimbi sono più intelligenti. Forse però.
Per il resto, tutto ok…niente di nuovo.
La mia vita privata è di una noia mortale.
morirò maestra zitella.
ad ogni modo a quel cretino non ci penso quasi più, ed è una bella conquista.
Adesso mi godo questo weekend senza scuola….lunedi, mi aspetta l’asilo e i bimbi che se la fanno adesso.

(helpppppp)

Buon weekend……….

V.bambini-urla-capricci