Distante, mai altrove

Le distanze non esistono, le hanno inventate gli uomini. Sono un alibi, una scusa, un pretesto per mascherare disinteresse. Nessuno sarà mai troppo lontano se abita dentro di noi, se percorre i nostri pensieri, se si addormenta tra i ventricoli del cuore. No, io alle distanze non c’ho mai creduto. Eppure qui confinata nella mia piccola grande isola al centro del Mediterraneo, qui, nella mia Sicilia, dove i venti ti travolgono e scompigliano i capelli tanto quanto l’anima, qui io sento di abbracciare tutto il mondo. Qui mi sembra di abbracciare ancora te, che sei il mio mondo da un po’ di tempo a questa parte. Sono arrivata alla consapevolezza di non aver mai abbandonato quelle lenzuola rosse e quelle tapparelle da cui filtrava la luce del pomeriggio. Ti porto dentro, come un fantasma, come un morbo che si propaga e ti succhia le energie.  Distante non è mai altrove. Ed è la verità. Non lotto contro lo spazio, lotto contro il tempo. Lui è il mio vero nemico. Il tempo separa, il tempo allontana, sbiadisce i ricordi. Vivo col terrore che il tempo ti possa far dimenticare il profumo del mare, le labbra ciliegia, i miei piedi minuscoli e gelati. Ho paura del tempo… Lui è tiranno e traditore.

fisso il calendario e vorrei che il tempo si riavvolgesse, o che passasse in fretta. Aspettare è un verbo che non mi appartiene più.

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Una linea sottile

E’ sempre una linea sottile quella che separa la salvezza dal baratro. Un passo avanti, cadi giù, un passo indietro sei ancora in tempo per salvarti. Io Mi trovo esattamente in questo punto, in questo limbo, davanti a me abissi, dietro c’è ancora la mia vita. Sta a me decidere se buttarmi sotto o tornare indietro e voltare pagina. Sono a un bivio e non so decidere. L’unica cosa di cui sono consapevole è che questa volta fa davvero male. Fa più male. Perderti per la seconda volta mi può uccidere.  Non so cosa mi è stato fatto,  non so quando ho perso la lucidità, non so quando mi sono lasciata andare… eppure ho abbandonato qualsiasi arma di auto difesa per far

di me ciò che vuoi. Il mio corpo, ogni suo cm, il mio spirito in ogni sua sfumatura, ti sei appropriato di tutto. Non mi hai lasciato niente. Sono in ginocchio e sono fragile. Ho l’impressione che qualcuno abbia aperto il mio petto, ci abbia sbirciato dentro, abbia agguantato il mio cuore e poi se lo sia portato per giocarci a freccette. Mi sento svuotata. Sento che qualcosa è cambiato, sento che piano  piano ti sei di nuovo allontanato e sento che te l’ho permesso ancora. Te l’ho permesso io. Ho perfino pensato di affrontarti, di mandare al diavolo tutte le mie timidezze del cavolo e di dirti come mi sento, cosa provo. Forse dovrei vuotare il sacco. Ma un minimo di razionalità me lo vieta. Non voglio sentirlo il tuo no…Non voglio sentire il tuo: ti avevo detto di non innamorarti.
hai piegato le ali di una farfalla che voleva volare in alto. Ultimamente ho pianto per te e non mi va. Non so neppure quando ci rivedremo e se accadrà, ma sul serio, io non so più cosa voglia. Non so se voglio ancora far parte di questo “gioco” “pesudo relazione” o non so cos’altro…

se potessi cancellare il pensiero di te dalla testa lo farei.

Ho deciso di non cercarti in questi giorni…
forse, posso ancora salvarmi!

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Nessun’arancia è uguale alle altre

“Nessuna arancia è uguale alle altre, Jan Olav. Neanche due fili d’erba si assomigliano esattamente. E’ per questo che sei qui ora.”
Mi sentivo stupido. Non riuscivo a capire cosa volesse dire. “Cioè, perchè le arance non sono uguali?”
Lei disse: “Non sei venuto fin qui a Siviglia per incontrare ‘una ragazza’. Avresti fatto tanta fatica per niente, perchè l’Europa brulica di ragazze. Ma sei venuto per trovare me. E di me ce n’è una sola. Neanch’io ho mandato una cartolina a ‘un uomo’ a Oslo. L’ho mandata a te. Ti ho chiesto di essermi fedele. Ti ho chiesto di mostrarmi un po’ di fiducia”.
Restammo seduti a parlare fin dopo che il caffé aveva chiuso. Quando poi ci alzammo, lei mi tirò vicino al tronco dell’arancio sotto il quale eravamo seduti, o forse fui io che la spinsi, non mi ricordo bene. Ma fu lei a dire: “Ora puoi baciarmi, Jan Olav. Perchè ora finalmente sono riuscita a catturarti”.
Le misi le mani sulle scapole e la baciai leggermente sulla bocca. Lei disse: “No, devi baciarmi come si deve! E poi mi devi abbracciare”.

tratto da Jostein Gaarder, la ragazza delle arance, per me è uno dei brani d’amore più belli di sempre… Auguri a chi ancora crede nell’amore…. io ho smesso

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