Pecetta

E’ fine settembre e a Palermo fa già freddo, sembra quasi che quest’anno l’autunno siciliano abbia rispettato il calendario; io indosso già una maglia lunga e calda e ho il naso rosso e gonfio. Primo raffreddore della stagione, mal di gola e tazza di thé. I miei anticorpi hanno dato forfait. Matti me lo diceva sempre. “Sei una pecetta”, che in romanesco dovrebbe significare più o meno “ti ammali spesso”. Mi faceva sorridere questa cosa. Adesso che non c’è più lui a dirmelo, che forse si sarà sposato, me lo dico da sola, e forse c’aveva ragione…
Oggi poi sto più pecetta del solito. Sono pecetta dentro. Ho passato l’intera giornata in ospedale con mio zio. Purtroppo in quel reparto lo conoscono bene, e a dirla tutta non avevo gran voglia di rivedere quell’orrendo quadro alla parete con la scimmia che si arrampica sull’albero; quel quadro mi turba e più lo guardo, più penso che quella scimmia abbia il volto del mio parrucchiere. Quel reparto lo detesto, c’ho trascorso qualche estate, qualche Natale, Capodanno…anzi odio quell’ospedale davvero. Mi ricorda momenti tristi, mio padre, mio zio… Un giro per quel corridoio lungo è un viaggio dentro se stessi. Torni a casa lacero. Gente troppo magra, consumata, gente spenta, gente che vorrebbe ancora vivere, gente sola… e poi ci sono loro, i migranti, quelli arrivati coi barconi…i loro sguardi sono diversi da tutti gli altri. Hanno il terrore dentro, hanno il buio dell’acqua torbida nelle pupille. Li  vedi accasciati, stremati….sono indifesi, sono invisibili….Mi chiedo sempre con che coraggio la gente possa augurare loro la morte…Ne hanno mai guardato uno in faccia, dritto negli occhi, anche solo per pochi secondi???
Questa sera io sono a casa, mia madre è rimasta li. Non sono più abituata a dormire a casa da sola….fino  a qualche mese fa avevo un “ferocissimo” cane di 5kg. Per fortuna è autunno, per fortuna posso coprirmi con una mega coperta, per fortuna sono al sicuro dai mostri che abitano sotto ai letti.
boh…io stasera sono irrequieta, io stasera voglio solo un abbraccio.

mood del giorno

oggi il mood del giorno è “allibeatle”, che non indica semplice stupore, shock, è qualcosa di più rock, movimentato, qualcosa che in testa fa ancora più rumore e suona ancora più dissonante. Sono sopravvissuta anche alla seconda lezione con i miei alunni, i quali sono sempre più curiosi e attivi.  A poco a poco, o almeno spero, sto conquistando un pezzetto della loro fiducia. Più che maestra, devo improvvisarmi intrattenitrice. Per fortuna mi aiutano molto gli anni passati a lavorare in animazione, quando mi era stato affidato il settore sportivo.
Insomma mi improvviso mago, comico, giocoliere, ventriloquo, tutto pur di farli stare attaccati alle loro sedie senza che dormano. E’ una dura lotta ma la vincerò. Più complicato è stato l’avvio alla scuola dell’infanzia, dove i bambini si annoiano in fretta e non vogliono saperne proprio di imparare un’altra lingua… In realtà la cosa complicata per me che non sono mamma, è avere a che fare con bimbi che frignano, litigano, si sbrodolano durante il pasto, si spalmano in viso il moccio, sganciano puzzette… ecco… questa è la parte che devo ancora digerire. Per tutto il resto ci stiamo attrezzando, anche per le preghiere strane….
Insomma, si, sono allibeatle, insegno a 200 bambini urlanti, sono in una fase delicata, completamente diversa e nuova della mia vita. Comincio ad avere crisi d’identità. Sabato ho acquistato dei vestiti seri da usare per il lavoro, con quelli addosso mi sento mia nonna, tutta castigata, coperta… bah…almeno sotto posso sempre indossare quello dico io, e vai con agent provocateur e victoria’s secrets…almeno su questo non possono dirmi niente.
Ho un solo unico grande problema, non ricordo i nomi di 200 bambini…non ce la posso fare…

però ce la devo fare.

a proposito di allibeatle, volevo spendere due paroline su Miss Italia 2015. Cerco di contenermi.
anni e anni di lotte per l’emancipazione femminile per poi arrivare a Miss Italia, l’involuzione della specie. Che sarà pure bella, ma io lo giuro, ma di cuore, io auguro a tutti i miei  ex una Miss Italia…Auguro una così….una con cui parlare del nulla cosmico e di ciò che lo circonda, lei il vuoto con la fascia da miss attorno, lei che vuole la guerra tanto non la combatterebbe, però magari una bomba in testa l’avresti presa…e magari ti saresti estinta!  Ecco, io da oggi augurerò una Miss Italia a quelli che mi stanno sulle palle…
Mi prendo a cuore la questione….i miei studenti dovessero mai andare a un concorso di bellezza saprebbero cosa rispondere alla stessa domanda..

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Vittoria. (Il primo giorno di scuola)

Una mattina ti svegli, ti guardi indietro e sembra che tu stia vivendo un’altra vita.  Questa mattina mi sono alzata, ho preparato il mio solito cappuccino, mi sono guardata allo specchio con faccia non troppo convinta del suo riflesso e mi sono fermata a pensare.
Si sono sempre io, quella coi capelli arruffati al mattino, con i ricci un po’aggrovigliati, quella che non vuole mai lasciare il suo letto e che rimarrebbe incollata per almeno un’altra mezza giornata. Sono sempre io, eppure non sono più io.
Insomma, sono una me “evoluta”, ma ancora da perfezionare. Ho perso un altro chilo, ho cambiato profumo ( coco mademoiselle di Chanel, che mi illude di essere un po’ più sofisticata) , indosso altri vestiti, e sembro quasi “adulta”. Si insomma, adesso ho un pezzo di carta, ho un contratto…l’ho firmato ieri….mi hanno dato fiducia… Adesso ho il dovere di insegnare a dei marmocchietti non solo l’inglese, ma anche qualche regola di vita, dare il buon esempio….io dovrei insegnare come si sta al mondo, quando non sono capace di badare a me stessa, quando in realtà colleziono disastri. Io sono un disastro, anzi, io sono IL DISASTRO. Io quella stupida, che nonostante le mille delusioni aspetta ancora qualcuno che la prenda per mano e le dica “non ti preoccupare, ci sono io”. Cosa posso insegnare a questi bambini io??? C’è più da imparare da loro che da noi. Loro conoscono ancora il significato della parola lealtà, fiducia, per loro è tutto semplice. Si fa pace con il mignolino o scambiandosi una figurina. Noi “grandi invece” ci chiudiamo nei nostri rancori e spariamo., anche per secoli. Alziamo muri, fisici, geografici, mentali….Siamo stupidi.
Ieri è stato il mio primo giorno di scuola. E’ andato molto bene. Ho portato dei pupazzi e ho intrattenuto i piccoletti. Sembravano contenti.  Eppure la lezione me l’hanno data loro. Mi hanno insegnato loro. E sul serio, lo giuro, sono tornata a casa spiazzata. Spiazzata da quei sorrisi senza denti che mi correvano incontro per abbracciarmi prima di andare via come se mi conoscessero da una vita, come se mi volessero già bene, in modo spontaneo, senza aver paura di mostrare un sentimento, come fanno i grandi. Poco prima di tornare a casa, quando stavo per chiudere la porta dell’aula, mi viene incontro una bambina biondissima, mi si avvicina e mi porge una margherita gialla, senza dire una parola e continuando a fissarmi me la avvicina al naso per apprezzarne il profumo. Sorridiamo assieme, le accarezzo i capelli, gliela restituisco, ma lei scuote la testa, e sempre senza dire una parola, la adagia sulla mia mano. Era un regalo. Per me.
……….
è solo una bimba, è solo una margherita, è solo che avevo bisogno di questo.
Lei, si chiama Vittoria.

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La messa cantata ( in playback).

“maestra volevo dirle che lunedi mattina dovremo essere a scuola per assistere alla messa in occasione dei festeggiamenti della santa X)”
“ah, grazie….(momento panico), ci vediamo lunedi allora”. Se mi avessero scattato una foto in quel momento avrebbero immortalato la gocciolina che scende dalla fronte in stile manga giapponese, tipo così:

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dunque ieri ho dovuto prendere parte alla celebrazione della messa ( mentre i miei più cari amici si ammazzavano dalle risate al solo pensiero…). Il prete un tipo anziano, si presenta congedandosi con la frase “allora quest’anno ci vedremo spesso maestra….”. Altra gocciolina che mi solca il viso. Dopo aver indossato i paramenti e aver guardato l’orologio il prete chiede che fine abbiano fatto tre suore. Momenti di panico bis. mancano all’appello tre sorelle, di cui una novantenne. Le desaparacidos verranno ritrovate un quarto d’ora dopo a bere caffè al piano superiore, mentre quella più anziana stava innaffiando beatamente le piante. Alla vista della faccia del prete spazientito ho trattenuto a stento il riso.  Parte la messa solenne e si cominciano a intonare canti di cui non ho mai saputo l’esistenza. Non i soliti canti, quelli famosi, quelli che ho studiato 20 anni fa insomma, questi saranno più aggiornati 🙂 .
Le maestre sfoggiano le loro bellissime voci, in coro, mentre io comincio a fissare il soffitto e a muovere le labbra in modo random quasi a inscenare una specie di playback. Il prete sembra guadarmi con aria di sdegno come se avesse davanti la figlia maggiore di Marylin Manson. Forse mi ha sgamata, ma io, con faccia di bronzo, continuo come se niente fosse a muovere le labbra a ritmo di musica.
A un certo punto dell’omelia, il prete dimentica le parole

“perchè l’albero della vit  …SILENZIO  L’abero della vi….”

parte un lungo minuto di silenzio. Momento di panico tris. sguardi attoniti in giro, poi torna in sè

“insomma perchè l’albero….” e comincia a inventare. ( momento paperissima).
durante la comunione, le suore cominciano ad avvicinarsi all’altare, una di loro incarica una maestra anziana seduta accanto a me di intornare il salmo 70.

sguardo impaurito della maestra che chiede a me, e sottolineo  A ME, quale sia il salmo 70. Bene, penso. Non sono l’unica qui dentro a non sapere i canti…Dopo una breve interrogazione scopriamo che nessuno tra noi fosse a conoscenza del salmo 70, pertanto le suore hanno raggiunto l’altare nel silenzio generale. (momento epico)
Decido anch’io di prendere la comunione dopo vent’anni solo perchè il prete continuava a fissarmi in malo modo. Credo che dopo questa brucerò all’inferno per il resto dei miei giorni….poco male, che tanto in fin dei conti l’inferno è un luogo affollato,  c’è gente, c’è caldo e a me piace il caldo,  invece pensa al paradiso, chissà che noia, con tutti questi peccatori in giro sarà un luogo isolato, silenzioso…un luogo in cui star seduto a non far niente, magari all’inferno fai anche qualche corsetta inseguito da qualcuno col forcone, magari un barbecue….
Una volta tornata al mio posto, dato che la suora novantenne accanto a me non accennava a spostarsi,  sono quasi inciampata nella panca.  Ecco, la prima punizione divina, ho pensato tra me e me. Intanto in chiesa partiva per la ventesima volta l’Alleluia…

La mattinata è proseguita con buffet ricco di brioches di tutti  i tipi, biscotti e marendine varie. Ci ha accolto in sala pranzo una suora in canottiera e mutande (ndr)…

Al momento dei saluti, la coordinatrice mi chiede: ” la messa di stamattina ti ha fatto più ridere o piangere?”.
Forse ha notato qualche mio momento di perplessità…. In realtà subito dopo entrambe siamo scoppiate a ridere ripensando alla suora in dispersa in giardino.

Direi che non c’è male.

Intanto, ho avuto già il primo segno divino, una specie di miracolo….
sono rientrata nei miei vecchi jeans …
Alleluiaaaaa…..Alleluiaaaa
tutto merito di Dio, o tutto merito mio????

ps……………… DOMANI SI INIZIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 🙂

Tasselli

E’ già passata una settimana dal mio arrivo a scuola, adesso ho qualche giorno per terminare i cartelloni di benvenuto destinati ai marmocchietti e poi si inizia sul serio. L’incontro con i bambini un po’ mi spaventa ma allo stesso tempo mi entusiasma. So che potremo lavorare bene insieme e spero di instaurare un rapporto di scambio reciproco così come è già successo durante il mio periodo di insegnamento a Roma. Non sarà semplice conquistarli ma ce la metterò tutta.
In questi giorni il tempo è passato velocemente. Tutto sommato la scuola è un ambiente carino, i miei colleghi hanno fatto di tutto per mettermi a mio agio, a parte una tipa che credo che mi darà del filo da torcere. Ho già decorato le aule col mio materiale, i poster pieni di pesciolini colorati, animaletti e pupazzi per rendere tutto meno noioso. Mi sto impegnando tanto. Questo incarico ha portato una ventata di ottimismo e serenità in me, quasi una leggerezza che non provavo da un po’, o almeno non qui a Palermo. Appagamento soprattutto, appagamento per essere riuscita a fare ciò che sognavo, e serenità perché adesso la mia testa è impegnata a pensare di far bene. I miei pensieri sono completamente assorbiti dal lavoro, stare in quelle aule mi dona un senso di pace e non perché si tratta di suore, quelle sono pazze, ormai dopo una settimana è chiaro.  Ogni tanto urlano e si bisticciano tra di loro, una è completamente sorda, l’altra decide di fare la spesa a piedi  nel bel mezzo del nubifragio, un’altra mi chiede sempre le stesse cose…Queste monache sembrano a fumetti…Ho capito che il loro passatempo preferito è porgermi questa domanda:
” maestra, e lei è sposata?” al quale devo rispondere con aria (falsissima) di rammarico e sguardo afflitto nel seguente modo “no, purtroppo non ancora sorella…” .
E’ divertente leggere sui loro volti la disapprovazione …me la sghignazzo sul serio, del resto se sapessero che la risposta reale è “guardi, non ci penso proprio, preferisco girare il mondo in autostop dal momento che (in ordine sparso) un mio ex è scappato con un’altra, un altro è sparito e l’ultimo stronzo è alla ricerca di se stesso e non ho ancora ricevuto una cartolina dal manicomio…”.Penso che a quel punto potrebbero solo immaginare che ruoto anche il collo di 360 gradi  salgo le scale a quattro zampe e parlo lingue antiche”.
Ad ogni modo ho fatto la scoperta del secolo, la suora nera, quella che levita sul pavimento, ha i piedi! li ho visti!!!ma non è stata una bella visione, porta calzini bianchi corti e sandali….forse vola per questo, per nascondere questo scempio.
Comunque riflettendoci bene, essere suora ha i suoi vantaggi. Non hai problemi nello scegliere l’outfit, è sempre lo stesso. Non hai problemi di umidità ai capelli e di piega ribelle, tanto porti il velo. Non devi aggiornarti sulle ultime novità di clio makeup, tanto non ti trucchi…. Non devi preoccuparti di ingrassare tanto indossi la tunica.
Non hai problemi di ricezione radio, tanto radio Maria prende ovunque, ma soprattutto….viaggi in continuazione e pure gratuitamente.
Direi che questa settimana è andata bene, la convivenza procede, io non brucio ancora all’inferno. Boh mi sembra che ogni tassello vada lentamente al suo posto ma non voglio parlare troppo. Shhhhh…
la felicità va sussurrata, non va mai urlata, va preservata…
ah dimenticavo, ho trovato il coraggio di cambiare la mia tazza da colazione, quella che mi aveva regalato fritz, l ‘ho messa da parte così al mattino non dovrò associare vecchi ricordi alla mia nuova vita,
manca solo una cosa adesso, e no, non è il matrimonio….sono le ali ai piedi, ma per quello prenderò spunto dalla suora Redbull, la vecchia cara suora nera…. 🙂

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show orchid

Ci vorrebbero più serate così, serate belle come questa che ti lasciano il sorriso in faccia stampato per ore dopo essersi salutati. Un’uscita improvvisa, poco trucco sugli occhi, i capelli sciolti, un velo di rossetto sulle labbra, tanto sono già carnose al naturale, però stasera opto per un colore strano, non è rosa, nemmeno rosso, è tipo uno show orchid ma con sottotono viola.  L’ultima aggiustata all’abito prima di uscire e ai piedi il mio immancabile tacco 12. I miei nuovi sandali quelli che sembrano essere stati disegnati proprio per me, quelli che ti fanno subito sentire bella anche se poi magari non lo sei, quelli che ti regalano la sensazione di avere il mondo ai tuoi piedi…Wow, ogni uomo di sesso maschile dovrebbe provare l’ebbrezza di un tacco 12 per capire cosa si provi a sentirsi donna e femmina.
Stasera eravamo noi tre.
le solite tre, le inseparabili. Io e le mie sorelle, le mie amiche di sempre, le persone con cui ho condiviso i momenti più dolorosi e quelli più belli; noi sempre li, coi nostri casini, coi nostri sorrisi. Noi sempre. Noi tra i banchi di scuola, noi a Roma a studiare,  a dividere un letto minuscolo, a improvvisare cene, fughe, a condividere lacrime, noi,sempre. Non parlo mai di loro eppure sono forse l’unico regalo che la vita ha voluto concedermi, un bel regalo. Sono le sorelle che non ho mai avuto e loro sorelle lo sono per davvero; io sono quella adottata…
Stasera ci guardavamo sedute davanti ad un tavolo tra le loro birre e il mio calice di vino, bianco rigorosamente.
noi sempre le stesse, ma stasera ho viste tre donne, ognuno con la propria storia, con le proprie cicatrici.
ieri tre sconclusionate, oggi una veterinaria, una giornalista in carriera e una maestra.
stentavo a crederci. forse stiamo mettendo la testa a posto, forse,

o forse NO! Forse continueremo a essere le solite fancazziste, quelle sempre pronte a fare la valigia e partire senza meta.
Non so, mi passa la vita accanto e io non so che ne sarà di me domani, forse sarà un altro disastro ma finché avrò loro al mio fianco non tutto sarà perso completamente.
:
che poi alla fine il senso, l’unico senso qual è?
è solo un’altra canzone cantata in macchina, a squarciagola tra i sedili alla vaniglia

è solo un altro calice di vino

è solo un velo di show orchid!

Buonanotte!

Stasera penso, e penso che pensare fa male. Penso che sto tagliando tanti rami secchi, con fatica.
Penso di essere sopravvissuta alla tempesta, forse non indenne, ma ormai è passata e guardo oltre.
Penso che in fondo nonostante le cicatrici, tutto questo male a qualcosa è servito. E’ servito a farmi capire che è proprio questo ciò che non voglio. Penso che due occhi verdi mi hanno fregato due volte ma allo stesso tempo mi hanno salvata da una storia malata. Penso di essere cambiata, penso di esserne uscita più fragile, più diffidente nei confronti di chiunque possieda i cromosomi xy. Penso che sono anche più forte di prima perché ho lasciato andare qualcuno.
Penso che è sparito nello stesso modo in cui è sparito Matteo dopo 14 anni. Penso che siano codardi allo stesso modo. Penso anche che fossero dello stesso segno zodiacale, che erano entrambi ingegneri e che le loro date di nascita quasi coincidono. Penso che dovevo aspettarmelo quindi.
Penso che un po’ di gente mi ha delusa in questo periodo e ho messo delle x.  Penso anche che se a gennaio non avessi avuto quel falso allarme che mi ha tolto il sonno per una settimana, questo mese avrei partorito un mini fritz
(ommaigod). Penso che per ogni cosa brutta deve accadere qualcosa di bello, e penso che sia ora di guardare avanti.

Pronta.
sono qui, curiosa, un po’ malconcia ma libera.

e penso anche che stanotte, tanto per cambiare, non dormirò!

parole

finché c’è vita, c’è suor Speranza

è andata. sono sopravvissuta al collegio dei docenti con le suore, ed è stato anche meno traumatico del previsto. Praticamente, a partire da oggi potete chiamarmi Maestra!  gongolo, e non poco, perché questo è il lavoro che vorrei fare per vivere, quello per cui mi sono impegnata tanto e quello per cui dovrò ancora impegnarmi. Come se non bastasse oggi ho ricevuto un’altra telefonata da un’altra scuola per un colloquio. Insomma gongolo doppiamente.
Oggi è stato tutto così strano, così entusiasmante e angosciante allo stesso tempo. Entrare in una scuola, sapere che avrai la responsabilità di insegnare in 8 classi diverse, beh….devo ancora realizzare forse. Ad ogni modo, a me quella sembra una scuola di pazzi…
Ho conosciuto i miei colleghi, sono circa 10 insegnanti, più o meno giovani, c’è un solo uomo. La madre superiora è un personaggio, è buddha vestito da suora, un fuscello insomma, però una con le palle quadrate, una che oggi mi parlava di lapdance, di teorie gender, di madonne portate in processione a ritmo di macarena, di un prossimo viaggio in Brasile.. Insomma, come inizio non c’è male….In ogni aula ovviamente ci sono immagini sacre, la foto della loro fondatrice che è un po’ inquietante perché assomiglia a dottor Slump, crocifissi e statuine sacre che sembrano tante action figures e la cosa mi lascia perplessa, ovunque ti giri, trovi santi….
Nel frattempo mi sono state presentate almeno una decina di suore, tutte vestite di bianco, di cui non ricordo i visi né tanto meno i volti ( tranne una che mi sembra profetica, suor Speranza…)
alle 11, la madre superiora e i miei colleghi mi invitano a seguirli in auletta per la pausa break…e qui i miei occhi pensano che siano usciti dalle orbite….trovo una tavola apparecchiata con teglie di pizza, sfincione, focacce, gastronomia siciliana, brioche e bibite di tutti i tipi.
la superiore mi guarda e mi dice: “questo è il nostro tipico break, sarà così ogni giorno, devi abituarti, qui niente diete”

O_O

what?????

le cose sono sempre più grottesche, il bello deve ancora venire…all’improvviso vedo arrivare verso di me una suora tutta vestita di nero, piena di rughe, inquietante, la cosa che mi ha colpito è che non camminava…sembrava levitasse sul pavimento….ho perfino guardato se dalla gonna si vedessero delle rotelle, qualche diabolico marchingegno o qualcosa di simile…. non so descrivere il senso d’angoscia, sembrava la morte in persona…. O_o si presenta e mi saluta con un bacio….li dentro si baciano tutti…

credo di essere tornata a casa piuttosto allibita, comunque domani ci sarà il seguito…ora devo scervellarmi per preparare i cartelloni di benvenuto per i bambini… ah si poi l’ho trovato il burqa adatto…. ho messo un tubino non troppo corto, era la cosa meno porno che possedessi…

bene, quindi adesso ce la metterò tutta per conquistare le suore e diventare santa, non sia mai che mi portino in Brasile con loro a ballare la macarena….

vaneggiando un lunedi pomeriggio

pomeriggio a casa, da sola;  mangio uno yogurt alla fragola, senza pezzi di frutta, e intanto studio la programmazione da presentare domani al collegio dei docenti in presenza delle SUORE.
PANICO!
sarà che io fino ad oggi ho conosciuto solo suore “strane”; una molto curiosa  era seduta proprio di fronte a me sul treno per Bologna, mi fissava e poi mi faceva il piedino (….)
Un’altra invece l’ho incontrata sul treno per Messina. Temeva che le rubassero una valigia posizionata nel corridoio e dunque non fece dormire l’intero scompartimento. Un passeggero, esasperato, si era premurato di sollevare il bagaglio e sistemarlo per bene , ma quando alzò la valigia rimase sorpreso dalla  sua pesantezza, dunque non poté fare a meno di chiedere se si fosse portata dietro tutto il santo sepolcro (….). Lei rispose candidamente che stava trasportando limoni….

Ecco, adesso non so che tipo di suore siano quelle conoscerò domani.
Spero solo che la madre superiora sia una specie di sister act piuttosto che la signorina trinciabue.
devo ancora capire bene. Il giorno del colloquio ho avuto il piacere di conoscere la suora segretaria, novantenne e semi sorda 🙂

Io intanto studio per cercare di essere credibile, spero solo non si aspettino che io sia la signorina Rottermeier:
Intanto mi sparo un sacco di film. mentali…tipo che potrebbe essere il mio primo lavoro decente, tipo che potrei prendere decisioni importanti, tipo che potrei prendere casa da sola. FINALMENTE.
e quindi vai con le feste, i festini, gli amici, la serenità….
già me la vedo la mia casetta, tutta colorata, eclettica, piena di foto e ricordi, col frigo pieno e con la torta nel forno.
e ci vedo un lettone, e un cane, e io a lavare i piatti ascoltando “reaper” dei muse a tutto volume.
Mi manca la mia indipendenza. Ho vissuto due anni sola a Roma.
Ogni tanto penso che nulla sia mai successo per caso, se fossi rimasta a vivere li non avrei potuto vivere gli ultimi giorni di mio padre, e non sarei stata vicino alla mia famiglia nei mesi successivi quando hanno avuto bisogno di me.
Insomma, anche adesso, stavo per ripartire, ma qualcosa mi  ha trattenuto….ed è sempre così, vivo qui e vorrei essere altrove.
ok…..riavvolgiamo il nastro, torniamo coi piedi per terra….
l’unico reale problema oggi è UNO SOLO!

quale burqa dovrò indossare domattina? 🙂