crush

Agosto è uno di quei mesi che ho imparato a temere. E’ il momento del mare, della malinconia, dell’introspezione. Il momento in cui rallenti e inevitabilmente rimani solo a pensare e ti vedi scorrere davanti, come in un film ma fatto di incubi, tutte le questioni irrisolte della tua vita. Vedo scorrere fallimenti, astio, debolezze, paure sempre più concrete. Pesi, su pesi, su pesi, un himalaya sulle mie spalle, che sono pure piccole.
in sottofondo sento il ticchettio. tic, toc, tic toc, il tempo che scorre, il tempo che non ti aspetta, tic toc, il tempo che si prende gioco di te.
Mai come ora ho voglia di urlare, mai come ora ho voglia di sputare fuori quello che mi fa star male, mai come ora ho bisogno di stare sola e lontano da tutti, o almeno da un po’ di gente. Mi sento mangiata dall’interno, divorata, pezzetto per pezzetto. Non sto bene. Non voglio neanche più scrivere qui perché non tollero chi giudica senza sapere. E’ solo uno di quei periodi in cui ancora una volta devo sorreggermi sulle mia gambe e combattere. Combattere chi poi? fantasmi. Del presente, del passato. Combattere anche me, mantenere la calma che per ora non mi appartiene. Sono un groviglio di nervi, di rabbia, di delusione, di schifo.  Sono stanca, malconcia.  Vorrei essere riposta dentro un baule con le cose vecchie e lasciata li, sperando che la gente se ne dimentichi. Voglio essere lasciata in pace. Non voglio.  Non Posso. Non devo. Stufa.
E devo volermi più bene.

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