Pensavi fosse amore invece…

Esattamente tra una settimana dovrò fare un’altra valigia. Ogni valigia corrisponde ad un cambiamento. Da sempre. Credo che questa sia la fase 3. Proprio come in Mr Robot. La fase di ripristino. Riportare tutto al punto di partenza.  L’annullamento.
Non lo vivo serenamente questo week end, mi angoscia parecchio a dire il vero. Mi sento tra due fuochi. Due persone importanti del passato che mi stanno col fiato sul collo. Due potentissimi veleni per me.
Non mi preoccupa tanto Fritz ( il quale qualche settimana fa pensando che fossimo nella stessa città aveva chiesto di vedermi…) quanto Gin.  Lui verrà a saperlo. Non lo so cosa succederà. Prego tutti i giorni che mi stia lontano. Ho paura. Non di lui. Di me. Perché so quanto potere abbia ancora. So che in questi giorni ha chiuso con la ragazzina rossa,  quella che era un mix tra cugino e it e la bambola assassina. Non so cosa sia successo ma conoscendolo immagino che abbia trovato di meglio. Sono praticamente certa che abbia il giocattolino nuovo primavera-estate.  I suoi giocattoli vanno a cicli di due-tre mesi. Ragazzine per lo più appena maggiorenni o ventenni,  sceglie quelle plasmabili. Adesso la rossa piange sconsolata sui social, si aggiunge alla lista. Mi verrebbe di andare da lei , darle una pacca sulla spalla e porgerle un kleenex: ” oh, poverina, pensavi di aver trovato il vero amore, invece era uno stronzo, lo so… è successo anche me…”
Ormai è una barzelletta. Il paradosso. In 6 mesi, ha spezzato il cuore non so a quante persone. Che poi lui non è nemmeno cattivo, secondo me è superficiale nei suoi rapporti. Boh…. Questa settimana è successa una cosa che mi ha fatto incazzare parecchio. Una cosa che non era mai successa. Mi ha dato da pensare. In un certo senso mi ha anche fatto spalancare gli occhi.
Non lo so… vedremo in sti giorni. Ad ogni modo ne approfitto per riposare un po’,
Il resto si vedrà….

 

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Primavera. A debita distanza.

E’ finito anche aprile…l’aria frizzante della primavera ha risvegliato anche me e adesso è una trepidante attesa d’estate. Del sole che brucia forte all’orizzonte, che sfoca la vista, che scotta la pelle. La pelle candida, lunare vuole lasciare il posto alle sfumature dorate. Che poi io, prima di raggiungere il color cappuccino,  passo tra le varie sfumature di rosso, e non è un romanzo porno soft.
Credo che l’estate sia la mia condizione naturale. Quella Ideale, quella dei frutti maturi. E’ come se arrivassi alla fine di un ciclo, come se le sofferenze dei mesi passati venissero asfaltate completamente. Come se mi fossi nascosta agli altri per 9 mesi e poi venissi al mondo a giugno. Mi spoglio del cappotto, dei maglioni opprimenti e lascio spazio al vestito svolazzante, ai piedi nudi, ai capelli sciolti e alle spalle scoperte. Mi identifico in questa immagine, con i piedi immersi in acqua, a giocare sulla riva di una spiaggia affollata.
Del resto io in estate sono nata davvero, 35 anni fa.
In questi mesi ne sono successe tante, intanto l’anno scolastico sta per terminare  e non so cosa succederà nei prossimi mesi dato che cambieranno i vertici scolastici. Spero solo che tutto vada per il meglio. Potrei avere un’altra dirigente, o addirittura potrei non essere riconfermata. Sul lato personale è successo di tutto e di più. Il ritorno di Fritz, le comparsate di Gin. Tutti depennati. Ho capito che io il cuore l’ho ibernato. Sono immune a qualsiasi uomo sulla faccia della terra. Ieri studiavo Pavlov e la teoria del cane che risponde agli stimoli. Suonando un campanello, il cane comincia a salivare in attesa del cibo. Ecco, per quanto mi riguarda, tra il cane di Pavlov e il maschio non c’è differenza. Sto suonando la campanella e loro salivano. E’ un effetto.  E io mi diverto a guardarli. Schiattassero. Il cibo ricompensa lo tengo in dispensa. A debita distanza.
Ed è esattamente il mantra che ripeterò a me stessa nei prossimi giorni. Quando sarò a Milano.  Non vedo l’ora di partire. Ho bisogno di riposare un po’, spendere del tempo per me.
Ho una nuova moleskine, devo riempire delle pagine, ma ho cambiato l’inchiostro.
Adesso tocca a me.

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Astolfo

E’ un pomeriggio grigio, saranno queste nuvole impastate di sabbia del deserto a rendere tutto cupo. Mi rende particolarmente vulnerabile, non triste, solo pensierosa. Sento il ticchettìo dell’orologio  a ricordarmi che il tempo scorre via e io sono qui davanti a questo pc inconcludente. Come sempre. Insomma ho 35 anni, cosa è cambiato rispetto ai 20? Dolori sparsi, apatia a parte. Tutto uguale. Non ho concluso niente di buono.
Le mie migliori amiche negli ultimi sei messi sono andate tutte a convivere e una sta per diventare mamma con mia grande, grandissima immensa gioia.
Io invece vegeto.  Mi sono re iscritta all’università la settimana scorsa. Devo integrare alcune materie al piano di studi per provare un concorso. Non ho testa per studiare, memorizzare, concentrarmi. La tipa delle videolezioni parla e mi fissa ma io non la capisco. Mi sento decerebrata. Non colgo una sola parola. Non colgo il senso. Completamente altrove. E vorrei tanto saperlo dove sono. IN QUALE POSTO?.
Insomma Astolfo va sulla luna a recuperare il senno di Orlando, ma io il mio cuore dove devo andare a recuperarlo? L’ho sparso in mille pezzi per il mondo.
Sono una catastrofe. Ieri ho fatto una grande grandissima cazzata. Ho staccato un biglietto per Milano. Al momento ero felicissima, poi mi è presa l’angoscia. La tana del lupo.  Non so se ho fatto la cosa giusta. Forse ho solo bisogno di un po’ di tempo per me. Indipendentemente da tutto. Un po’ di clausura, un po’ di silenzio, un po’di eclissi. Non l’ho ancora detto neppure ai miei amici. Ma io imparerò mai? No. Non credo. Invece in sti giorni penso, ripenso, a tutti quei fantasmi che sono passati nella mia vita per poi andare via. Ci sarebbe un mondo da rifare ma non so da dove cominciare.

boh……… ci vorrebbe piuttosto un biglietto per l’altrove. Non importa dove. Lontano dal mondo.

 

la sorpresa di Pasqua

Stephen King lo aveva detto che a volte ritornano. Non ha specificato bene di chi si trattasse. Succede che il giorno di Pasqua mi ritrovo sullo schermo gli auguri di Fritz. Fritz, il buon vecchio Fritz, quella merda di Fritz. Lui. Il mio ex, quello con cui ho avuto una storia fino al 2015. Quello che sta a Milano. Quello che mi sono ritrovata seduta accanto al ristorante nella mia stessa città senza che io ne sapessi niente del suo arrivo. Quello che ha deciso di sparire senza dare spiegazioni. Quello che mi ha detto che non voleva impegnarsi e poi sei mesi dopo è andato a convivere con una. Servono altri dettagli? stiamo parlando del ragazzo per cui ho versato milioni di lacrime. Quello con cui ho trascorso i giorni più belli della mia vita, quelli simili all’amore ( che non era). Lui divertente, super nerd, intellettuale. Lui era quello che capiva me al primo sguardo alla prima battuta. Era anche quello che si è preso cura di me davvero. Non lo vedo da anni. Ad ogni modo l’ho dimenticato a fatica. Poi vabbè è arrivato Gin che ha completato il quadro tragico ma quello è un altro capitolo disastroso.

Comunque Fritz ha pensato bene di riaggiungermi al gruppo whatsapp della vecchia comitiva, quella che ci aveva avvicinati all’epoca. Mi ha fatto male questa cosa. Io non provo più nulla per lui. Forse solo un sentimento di rabbia per tutti i pugni che avrei voluto dargli all’epoca e non ho dato. Affetto si. Gli voglio comunque bene, ma mi urta leggerlo. Non possiamo far finta che non sia mai successo niente tra noi. Evita il mio sguardo da anni e lo sa. Come lo so io. Se mai dovesse incontrarmi si sentirebbe un verme. I cassetti della memoria dovrebbero rimanere chiusi. Siamo fuori tempo massimo. Mi sono limitata a ricambiare i suoi auguri. Lui cercava il dialogo ma io ho glissato. Ricordava tutte le mie battute. Ricorda tutto quel farabutto.
Ho il cuore così pieno di cicatrici e graffi che ormai non fa più male. Mi chiedo solo perché di tutto l’amore dato me ne torni sempre indietro un decimo. Forse sono solo stupida io.
L’ho amato. Tanto. Mi ha ucciso all’epoca. Poi sono rinata e poi mi hanno ucciso di nuovo. E non sono ancora rinata. Sto leccando le ferite. Non digerisco il fatto che Gin stia con una ragazza. Non lo so perché.

Io voglio solo nascondermi dentro un maglione grande e sparire e guardare fuori dalla finestra.

Che io la volevo la sorpresa di Pasqua, ma questo è troppo.

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tulipani

E’ finito anche marzo, è arrivata anche la primavera o almeno così dicono. Fuori dalla finestra continua a piovere ed è un continuo rincorrersi di nuvole grigie. Si aspetta il sole. I raggi che dischiudono i petali e annunciano i loro profumi. Il calore che ti penetra nel corpo e distribuisce linfa a tutto quello che è ancora sopito. Aspetto pure io. Di buttar via i cappotti, i giubbotti, i piumini. Mi piace camminare scalza e con pochi vestiti addosso.  Nell’attesa della primavera, il mio passatempo preferito è rimanere davanti al vaso dei tulipani piantati in terrazza e vederli crescere. I miei bulbi acquistati in Olanda sono finalmente fioriti. E io mi incanto. Trasportati, curati, innaffiati e ora finalmente davanti ai miei occhi. Io i rapporti umani non li so coltivare, sbaglio i tempi, le parole, le persone, ma con le piante no. Con  le piante faccio capolavori. Loro mettono radici, loro rimangono e non scappano via da me.  Avrei voluto coltivare il mio tulipano in carne e ossa. Invece chissà se esiste. Chissà se lo troverò mai.  In questi giorni ho pensato parecchio. Un sacco di casini. La vendita della casa, gli avvocati, le cause perse, la mia salute che cola a picco. Dovrei andare dritta dal dottore. Lo dico da mesi. Continuo a peggiorare. E io non vado. Ho paura. Che poi lo so che mi dirà. Per questo non voglio andare. Preferisco trovarmi un giorno morta per terra. Non voglio più vedere ospedali.
Sono una catastrofe.
Lo so.
Intanto c’è un mondo che va avanti.
E nel mio mondo c’è ancora lui. Il mio tormento.  Vorrei dare le testate contro il muro. Non lo vedo da mesi. Ci penso. C’è un piccolissimo filo che ci tiene sempre attaccati anche se siamo lontani. Oggi è con lei, con la rossa. Ogni volta che ci penso sono pugni allo stomaco, non dovrebbe essere così. Vallo a spiegare al mio cervello, o al cuore. Io non so più come dirglielo. Qui fanno a cazzotti tutti i giorni.
vorrei il tasto stop. riavvolgere tutto e fermarlo alla prima sera, al momento in cui sono scesa dal bus, con i miei tacchi altissimi e la tutina cortissima. E il profumo. Oggi mi manchi. Non lo so perché. Ti odio. Ok ok. stop Che si mi infilo nel tunnel dei ricordi è un casino.
Non lo so come devo fare con te. Almeno tu fossi un tulipano….

 

È tardi

C’è stato un momento in cui se tu mi avessi chiesto la luna te l’avrei portata. C’è stato un momento in cui esistevi solo tu. Tu e i tuoi occhi scuri e le braccia grandi e quel profumo di maschio. C’è stato un tempo in cui ero tua e non avrei immaginato nessun altro con me. Stasera invece ho visto davanti a me un uomo piccolo. Minuscolo. Mi parlavi e io provavo pena. Ogni volta che dici qualcosa che spacci per vero mi risulta patetico. E Dio solo sa quanto bene ti voglio e ti vorrò. Ma davvero, non riesco più a guardarti con gli occhi innamorati. Ho sempre te davanti con le mani addosso alla ragazzina rossa. Tu che te la scopi in macchina e la riaccompagni a casa. E cazzo mi fa schifo. Mi fa schifo pensare che ieri sera era con lei e stasera mi scrivi come se niente fosse per dirmi che mi pensi. No gin. Non funziona così.  Puoi anche farti mezza città ma te lo sai che prima o poi avrai bisogno di parlare e di essere ascoltato. E io non ci sarò. Avrai davanti una ragazzina coi seni turgidi che si vanta di essere bitch e che ti canta coez. Ecco. E forse ti meriti quello. Il vuoto cosmico. Non riuscirei a guardarti più negli occhi. Io non sono le altre. Non lo sarò mai. Continua pure a desiderarmi. Eri una macchina del sesso. Li conosco i tuoi giochini, li farai anche con lei. E poi pensi a me. schifo. Avresti dovuto abbracciarmi quel giorno in hotel e venirmi a riprendere. Ora no. Ora è tardi Gin.

 

Marzo

Marzo è uno di quei mesi che amo perché è preludio di rinascita. Risveglio. Anche  i rami più secchi e assopiti prendono vita. Timide gemme presto diventeranno fiori audaci e variopinti. La natura che scorre, il calore che si spande. Linfa. Mi piace pensare di essere come un arbusto e questo è il tempo giusto per tornare ad essere rigoglioso . Nuove fronde, più forti e verdi di prima. Nuovo profumo. C’è un fuoco dentro che arde e che vuole tornare a bruciare.

per ogni fine c’è un nuovo inizio

Sorseggio un tè mentre provo a buttare due righe. Detox. Davvero potesse fare ciò che promette. Depurarmi da tutti. Da tutto. E’ arrivato marzo, l’Italia è sotto la neve e qui sono 22 gradi. Vivo in un modo a parte. Climaticamente, morfologicamente, sociologicamente. E io sono un pianeta ancora più lontano. Aspetto che si avvicini qualcuno. Magari un piccolo principe con la sciarpa rossa e una volpe per amica. Ieri sera mi è piombata addosso una notizia sconvolgente, di quelle che speri ma poi quando arriva capisci che in fondo speravi accadesse il contrario. Nei prossimi giorni potrebbe ricambiare di nuovo tutto. Non oso immaginare cosa voglia dire. Non lo voglio neppure pensare. Ricominciare. Una nuova vita. Come asfaltare 35 anni della mia vita e dire addio all’ultimo legame che mi tiene attaccata a mio padre. Non sono pronta a vendere quella casa. Ci sento ancora il suo profumo, I suoi passi, le doghe del divano che scricchiolano mentre guarda la tv, l’armadio ancora pieno dei suoi vestiti. Le sue tazze, le sue pantofole, i suoi quadri.  Mi torna in mente tutta l’infanzia e la spensieratezza. Ho sognato mio padre qualche tempo fa, non accade mai. Mi diceva di tornare a vivere li. Non voglio andarmene via.  Sono costretta.  Devo scegliere tra i ricordi, il nido o salvare il culo della mia famiglia. Mi costa. Una nuova casa. Dove? e che cosa mi rappresenterà?  Che casa è senza che ci sia un passato. Ok c’è un futuro. Ma non sarà lo stesso. Mi sembra come se si usurpasse tutto.  Buonsenso. Malinconia.
Sempre tutto difficile.
sempre da lottare. Non so che augurarmi.

 

Boh

Domenica pomeriggio. Tornata da poco da Roma. Weekend di lavoro coi colleghi. Spiragli di spensieratezza. Aerei, nuvole, risate. Ringrazio il cielo per aver la possibilità di aver trovato loro. L’unico punto saldo in questo casino. Sto sempre bene lontano da qui. Lontano da casa. Dai problemi. Scappo forse. È che respiro davvero solo quando sono via che qui è l’inferno. Ho bisogno di cambiare aria. Questi sono stati mesi molto duri e ho dovuto rimandare i miei progetti per riparare i danni degli altri. Sto progettando un viaggio da qualche parte. Io andrei a New york. In realtà vorrei partire da sola. Per ritrovarmi. O per perdermi. Non lo so. Io come sto? Boh… rassegnata. So che Gin ha una storia. Per me è un pugno allo stomaco. Dovrei averlo dimenticato e invece non passa giorno in cui non mi chieda cosa stia facendo. Non mi manca lui forse. Mi manca quello che ero quando c’era lui. Ero felice.  È che sono demente. È che io volevo lui con tutta me stessa come non avevo mai fatto prima.

San valentino

È stata una giornata pesante. Emotivamente stancante. Ametto di aver speso il giorno in lacrime e la bufera che si è abbattutta sulla città non mi ha aiutato. Come se niente fosse, oggi, a san valentino, mi ha mandato un messaggio Gin. Voleva sapere come stessi. Non ho risposto. Se questa non è cattiveria, cos è? È tornato con lei e manda il msg a me. A san valentino.

non so dove trovo la forza ma ce la faccio. Riesco a ignorarlo. Ero talmente a pezzi che stasera mi ha rapito una mia amica. Mi ha portato a mangiare una pizza da lei.  Di lui non so. Non lo voglio sapere.

Voglio allontanarmi sempre di più.