Zanichelli secondo round

È stata una settimana pesante. Sono sparita un po’ da tutto. Avevo bisogno di stare un po’ da sola. Ho consegnato la traduzione, ho dato un altro esame. Ho preso 30. Non mi sono connessa sui social ho pensato a me e a raccogliere le idee. Qualche giorno fa ho rivisto zanichelli. Abbiamo trascorso una giornata al mare insieme fuori città. È stato anche abbastanza piacevole anche se tornava sempre sul discorso scienza ecc ecc… lui è stato molto carino, gentile, ad ogni modo io continuo a essere diffidente come un porcospino. Siamo passato da casa sua e lì, come temevo, ha cercato il contatto fisico. Ci siamo baciati. Ma io non riuscivo neppure a guardarlo negli occhi. Li serravo. Quasi a voler allontanare da me la realtà non riuscivo a sfiorarlo, non riuscivo a sentirmi coinvolta. Mi veniva da piangere. L’ho fatto per capire cosa provassi. Ho capito che chiodo schiaccia chiodo non va. Non funziona. E io sono un disastro perché me ne dovrei stare buona e lontano da tutto. Però qualcosa mi dice ancora di non fidarmi. Infatti oggi abbiamo litigato di brutto. Ieri è sparito di nuovo tutto il giorno. Ho mandato un msg alle 9 del mattino e mi ha risposto alle due di notte. Dicendo che era stata una giornata lunga. Peccato avesse pubblicato selfie su instagram per un giorno intero. Mi sono incazzata. Che se almeno mi devi raccontare le balle, che siano credibili… si è offeso. Non mi ha più risposto o scritto. E allora ci vedo lungo. Ma io non ho tempo per chi non ha tempo per me. Preferisco passare per rompipalle acida che per scema. Boh… i pazzi tutti a me. A proposito di pazzi. Gin sta con una e credo ci stia sotto davvero, esce pure con la comitiva sua, ovviamente non mi stupisco, anzi. Conferma la teoria delle due settimane. 15 giorni e le fa innamorare tutte. Io come sto? A terra, sotto un treno. Ma domani mattina parto. Credo che star via qualche giorno mi farà bene. Ho paura che Gin in vacanza mi tormenti. Perché lui è così. Spero di essere più forte io. Devo farcela.

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Secondo giorno a Nullatown. Sono fuori in giardino, davanti a me la montagna, il bosco e una splendida luna, in sottofondo il rumore del mare e del vento, stasera fortissimo. Un po’ in tempesta come il mio umore. “Questo vento agita anche me”. Già, e nemmeno poco. Sto ascoltando gli oasis.

“I’ m tired of talking at my phone, so what’s the matter with you? ”

Stand by me, nobody knows the way it’s gonna be”.

Fosse così anche nella vita. Come nelle canzoni, chiedi di rimanere e rimangono.

È difficile ritrovarsi in questa matassa di pensieri. Tutto quello che so è che qui non si cava un ragno da un buco. O meglio a nullatown di ragni ne trovi anche tanti, brulica…ma poi che te ne fai di un ragno? Io stamattina invece ho rimediato un’altra figuraccia. Appena sveglia sono stata vittima di un altro agguato del vicino gnocco. Un incubo, o un sogno non so. Io per lui sarò stata un incubo. Mi ha beccato appena alzata dal letto, in pantaloncini e maglietta, magliettina, ina, ina. Con una scritta ridicola tra l’altro. Avevo gli occhi cerchiati di blu, i capelli arruffati e l’espressione scema. E lui qui nel terrazzino di casa tutto figo insieme al suo cane. Lo ha portato per farlo conoscere col mio. In realtà l’incontro tra cani è andato pure bene. Si sono annusati, ringhiati ma non azzannato. Direi che è un successo. Io però non posso svegliarmi ogni mattina con questa visione. Con lui che mi parla in milanese mostrando pettorali e tatuaggi. Io al mattino sono sensibile. Comunque è pure intelligente. Ovviamente è impegnato e lei credo mi detesti. Stamattina mi ha detto che mi avrebbe aiutato a gonfiare la piscina che ho comprato. Io non ce la posso fare…

per farla completa zanichelli si è finalmente deciso di invitarmi a uscire di nuovo. Mi ha proposto un’altra colazione. Colazione. Non un aperitivo, una cena, una colazione alle otto del mattino, in vespa. E io posso pure accettare ma se mi parla di mitocondri alle otto io mi addormento sul tavolo. Please, mercy. Ovviamente di Gin nessuna notizia. Mi consola sapere che tolti gli impegni di questa settimana tra 8 giorni andrò in Calabria da amici. Rivedrò le ragazze tedesche. Credo che ci divertiremo. Insomma se questa estate non mi invento qualcosa rischio di annoiarmi un pò.

Chissà chissà chissà

Go let it out…

La tela

Dicono che i luoghi immersi nella natura aiutino l’introspezione, io penso che nullatown ti faccia proprio venire le crisi esistenziali. Siepi e mare all’orizzonte. Mare all’orizzonte e siepi. Quelle siepi che dell’ultimo orizzonte il guardo escludono. Qui lontano da tutto pensi. Il silenzio ti fa ascoltare dentro. Oggi pomeriggio mi sono ritrovata a piangere. Mi è capitata davanti agli occhi una foto di Gin scattata poco dopo il lavoro. Ho pianto perché il suo viso non riuscirà mai a lasciarmi indifferente. Io quei tratti li ho amati, tutti, ogni curva, ogni spigolo. I solchi vicino il naso, le guance, le orecchie, gli occhi lunghi con quelle ciglia infinite. I suoi bronci. Il modo in cui abbassa lo sguardo e inclina un po’ la testa. E poi ti fissa dentro negli occhi. Lui ti oltrepassa.Lui ti arriva fin dentro la pancia in un posto di cui non conosco il nome, ma so che lì inferno e paradiso si mischiano in un coro. Mi manca. Mi manca molto. Il profumo della pelle, il tocco morbido delle sue dita, i morsi. Mi manca coccolamelo. Averlo addosso, poggiare la testa su quel petto enorme. Sentirne il battito. Mi mancano i silenzi e gli imbarazzi. Io non so amare nessuno. Mi fa star male sapere che non potrò averlo, ma giuro che ogni momento della mia giornata da due anni ormai è un continuo pensare a lui. Sapere che ha altre storie mi uccide ma non posso aspettarmi che non si faccia la sua vita. Qui a nullatown continuano a passarmi aerei sulla testa. Ne è appena decollato uno. Vorrei poterne prendere uno anche io e raggiungerlo. Tra un’ora sarei tra le sue braccia. E invece la distanza ci ha troncato le gambe. Non è mai iniziata a causa della distanza geografica. Ma io so che continua a pensarmi. Lo so. E se qualcuno dovesse mai torcergli un capello io mi farei l’Italia a piedi. Davvero. Sono caduta nella tela del ragno. Non so più uscirne.

Più in là

Scrivo dalla terrazza stasera. Il caldo di queste ore sembra essere solo un ricordo in questo momento. Tira un vento deciso, un po’ arrabbiato, all’orizzonte si vedono nuvoloni neri addossati, minacciosi, brontoloni. Davanti a me una falce di luna e a sinistra il mio puntino preferito, il più luminoso, Marte, lì a ricordarmi che poco più in là, ma proprio pochi anni luce più in là, esiste dell’altro. Un altro punto di vista. Mi piace pensare che qualcuno stia sporgendo le gambe adesso, proprio come me, chiedendosi cosa mai ci sia più in là. Intanto il vento soffia forte, più forte e un po’ mi perdo anche io. Nei ricordi. Al 16 luglio di qualche anno fa quando era ancora l’anniversario di matrimonio dei miei genitori e mio padre portava una torta per festeggiare, ricordandomi che tutti quegli anni di matrimonio a lui non erano pesati affatto, che erano volati. E per anni mi sono quasi chiesta se lui e mia madre si amassero ancora. Mi sono data una risposta quando l’ho visto morire. Quando vide entrare mia madre nella sua stanza dopo diversi giorni e la chiamò: “amore mio” con le lacrime agli occhi. Ecco. Si amavano. Anche con le loro liti e bagarre. Una vita fa. Una vita spensierata, quando ancora era degna di essere chiamata vita. E poi c’è il 16 luglio di un anno fa. Milano, un appartamento, corso Buenos Aires, la spesa veloce, delle fettuccine, dei gamberetti, io che preparo per Gin, lui che arriva a casa bellissimo e col suo solito profumo, con un vassoio di dolcetti in mano. Io che mi preoccupo che il sugo sia buono perché una siciliana deve saper cucinare bene. Ma lui mi manda nel pallone. E non gliene fregava niente dei gamberetti e delle fettuccine. Giocava con il mio collo, i miei capelli, con le bretelle dell’abito. “Ma tu sei uscita vestita così?”. “Si”. Mi sorride. Un pasto consumato velocemente, una scena quotidiana, per me un momento speciale. E poi il dolce, e poi il caffè e poi non ricordo molto altro perché mi stava guardando. E io avevo tutto. Al diavolo il mondo. E poi ci siamo salutati perché il giorno dopo io sarei partita per Amsterdam. Ci vediamo al mio ritorno Gin. Ma non è andata così. Ho dovuto aspettare rancori, lacrime, veleni e molti inferni prima di poterlo riguardare negli occhi. Mesi. Gin è un viaggio all’inferno. Ci siamo sentiti in questi giorni. E lui sa come farti bruciare. Gli voglio ancora bene. Forse gliene vorrò sempre. E mi manca anche. A volte lotto col mio istinto che mi farebbe prendere l’aereo e raggiungerlo. Ma non lo farò. No. Non è il caso e non è il momento. Rimane il fatto che due chiacchiere con lui cancellano via un mese di tristezze. Ha un potere strano su di me. Mi maledico per averlo conosciuto. Mi maledico più o meno tutti i giorni. Lui rimarrà sempre quello che avrei voluto accanto. Quello che non avrò mai. Perché lui è imprendibile. E si… devo guardare più in là… ma più in là io vedo sempre lui. Bel guaio.

Zanichelli

Questa mattina dopo circa un mese e mezzo di tentativi ho incontrato mr biologist, il biologo. La settimana scorsa avevamo semi discusso perché si trovava nel locale proprio accanto al mio, e pur sapendolo, non mi aveva avvisato o salutato.  Abbiamo fatto colazione assieme, un cappuccino e un cornetto con la marmellata. A prima impressione è carino, ha un bel fisico, è malato di fitness e si vede che è fissato con la forma fisica. Dopo il primo imbarazzo abbiamo cominciato a parlare. E parlare, e parlare, e parlare. Di scienza. Di mitocondri, della clonazione della pecora Dolly (l’intero processo passo passo) , degli esperimenti tra gemelli, di entropia, di Asimov, di epigenetica, di come si prepara un gel (passo passo) di antiossidanti, di fenil qualcosa, di cellule, di uno scienziato morto che sulla lapide riporta una formula scientifica e non il nome e di tanta tanta tanta altra scienza. Non è stata una colazione, è stato un convegno scientifico e chimico. Mi mancava il blocco di appunti. Quando cambiavo argomento e cercavo di andare sul personale, tornava sempre alla scienza. Non mi ha posto una domanda. In pratica non so niente di lui, ma ho un bagaglio culturale sulle api, i fuchi, l’impollinazione, lo sterminio delle uova, le api operaie ecc ecc da poter fare invidia al mondo di quark. Forse è molto insicuro e punta su argomenti su cui pensa di poter eccellere, il problema è che io e la chimica e derivati abbiamo litigato tanti anni fa. Mi parlasse di Hubble, pianeti, stelle e cose del genere potrei ascoltarlo per ore, ma di Dolly che aveva l’artrite perché clonata da cellula difettosa io penso che posso pure impiccarmi. Si ok, bello…10 minuti. Poi stop. In compenso gli ho suggerito di mettere su booking la sua casa vacanze che non ha visibilità, ( grazie al c…) e mi sta ringraziando da stamattina. Insomma non è biologo, è zanichelli,  è come uscire con l’enciclopedia delle scienze e sfogliarla. Ora è pure tenero, mi sento una merda. Mi sta mandando cuoricini e bacini ecc. Credo di essergli piaciuta, ma io mi darei le testate contro il muro. Non gli nego una seconda possibilità. Però sinceramente, io lo so in cuore mio che è un no. Io non posso. Non sono pronta forse. Forse cerco scuse per allontanarlo da me. Io non sono guarita. E allora lascio che le cose vadano da se. Però la prossima volta spero cambi volume. Magari apriamo quello di letteratura, ecco magari posso interagire anche io…

 

 

 

Send help in nullatown

Un altro weekend a nullatown. Movimentato questa volta. Quel gran furbone del proprietario mi aveva assicurato che la villetta accanto la nostra con cui condividiamo il giardino fosse disabitata. “La proprietaria si è lasciata da poco, non viene perché qui ha ricordi col fidanzato.”. Bene la proprietaria in questione è felicemente fidanzata, con uno, da ben due anni. È una ballerina, insegna in una scuola di danza, magrissima, capelli rossi a caschetto, snob, altezzosa. Lui: moro, alto, fisicato, simpatico, socievole. È il fratello gemello di Fabrizio Corona forse ma in versione non coatta. L’ho intravisto quando sono arrivata. Ieri sera lui, corona, mi ha teso l’agguato. Giro l’angolo e me lo ritrovo davanti, nel terrazzino di casa, bello come il sole, “piacere, Andrea”. Penso di aver avuto un mancamento. Mi è tremata la voce. Io ero in costume, mini costume, piuttosto imbarazzata e lui che mi parlava… non so spiegarvi la mia faccia, i mille colori. Volevo solo coprirmi e lui mi diceva che è nato un giorno dopo di me, che è di Milano ( volevo morire…) e che sta con in Sicilia da qualche anno. Parliamo e capisco che la sua ragazza è una cagacazzi atomica. Mi ha fatto tenerezza. Dico solo che ieri sera dovevano uscire insieme e stranamente non sono più usciti perché lei se lo è cazziato. Oggi l’ha tenuto segregato in casa … ora, io sono una persona molto equilibrata, seria, ma ve lo giuro io non so quanto potrò resistere con questo che mi gira in costumino per la villa. Send help in nullatown. Please.