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Rientrata in città da poche ore dopo una settimana a Nullatown. Terapeutica. Silenzio, solo le cicale e gli ulivi. La montagna, il vento tra i rovi. Quel posto ultimamente mi ha donato nuova linfa, mi ha rasserenato, sarà il grande ulivo davanti casa con le sue radici enormi. Chissà da quanti anni resiste alle intemperie, eppure è così bello, così vigoroso e pieno di vita. Mi ispiro un po’ a lui. Ho guardato tramonti tuffarsi nel mare, ho visto aerei alzarsi in volo e perdersi tra le nuvole ho visto le stelle e gli animali, tanti, stranissimi. Sto arricchendo la mia collezione di insetti spaziali mai visti. Reset. Sono stati giorni tranquilli e forse non li vivevo da un po’. Ieri ero un po’ irrequieta, ci sono giorni in cui penso di più,  e infatti ieri sera mi ha scritto Gin. Abbiamo parlato fino all’una di notte, anche oltre… Era rientrato a casa da poco, passerà l’estate a Milano. Niente ferie quest’anno. Che beffa eh? L’anno scorso in cui c’ero io, quasi un mese al mare, poi le litigate, poi la rottura. E tutto il resto è storia. Invece ieri sera risate, battute, toni distesi, stessa elettricità nell’aria. Ha cominciato a tirare fuori una serie di episodi che abbiamo vissuto assieme. Uscite, dettagli. Ricordava tutto. Tutto. Mesi, luoghi, ore, abiti, parole. “Belli questi ricordi” mi ha detto. Già… Belli talmente belli che io dopo di lui non riesco più a innamorarmi di nessun’altro. Belli si. Quando il tempo scorreva troppo velocemente, quando il cuore batteva a mille, quando mi poggiava il viso tra i capelli e mi guardava. Cazzo, io quegli occhi non li so dimenticare.  La voce mi fa ancora tremare. Ieri sera mi parlava e mi sembrava musica, mi sembrava il suono più bello del mondo. Chiamatemi scema, ma il mondo si è fermato quel 30 agosto 2017. Quando era mio e io gli ho detto addio. Che poi non è mai stato addio. Tanto lo so. Lo so che se fossi lì adesso saremmo seduti ad un tavolo a tenerci la mano e a guardarci tipo due idioti. Ma lui dice che il cuore non c’entra. “Voglio vederti felice”. Ma quanto mi costa saperti felice, nel mondo con un’altra? Mi costa tutta me stessa forse. E quel tacito accordo “non mischiamoci il cuore ma strappiamoci la pelle”. Fino all’ultimo morso. Fino al dna, fino all’ultima particella di profumo di buono che ti porti addosso. Io ho sempre voluto Gin. Sempre. Non so se lo ha mai capito. Ma io mi farei l’Italia a piedi se sapessi che sta male. Lui è una maledizione. Non te lo levi più dalla testa, come quelle canzoni che ti tormentano notte e giorno. Brucia dentro, brucia tutto. Vorrei prenderlo a pugni sul petto per scaricare la rabbia e poi so che mi ci addormenterei sopra aggrappata come un orsetto.  Maledetta distanza.

Maledetto te. Ti voglio e non te lo posso neppure dire.

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Più in là

Scrivo dalla terrazza stasera. Il caldo di queste ore sembra essere solo un ricordo in questo momento. Tira un vento deciso, un po’ arrabbiato, all’orizzonte si vedono nuvoloni neri addossati, minacciosi, brontoloni. Davanti a me una falce di luna e a sinistra il mio puntino preferito, il più luminoso, Marte, lì a ricordarmi che poco più in là, ma proprio pochi anni luce più in là, esiste dell’altro. Un altro punto di vista. Mi piace pensare che qualcuno stia sporgendo le gambe adesso, proprio come me, chiedendosi cosa mai ci sia più in là. Intanto il vento soffia forte, più forte e un po’ mi perdo anche io. Nei ricordi. Al 16 luglio di qualche anno fa quando era ancora l’anniversario di matrimonio dei miei genitori e mio padre portava una torta per festeggiare, ricordandomi che tutti quegli anni di matrimonio a lui non erano pesati affatto, che erano volati. E per anni mi sono quasi chiesta se lui e mia madre si amassero ancora. Mi sono data una risposta quando l’ho visto morire. Quando vide entrare mia madre nella sua stanza dopo diversi giorni e la chiamò: “amore mio” con le lacrime agli occhi. Ecco. Si amavano. Anche con le loro liti e bagarre. Una vita fa. Una vita spensierata, quando ancora era degna di essere chiamata vita. E poi c’è il 16 luglio di un anno fa. Milano, un appartamento, corso Buenos Aires, la spesa veloce, delle fettuccine, dei gamberetti, io che preparo per Gin, lui che arriva a casa bellissimo e col suo solito profumo, con un vassoio di dolcetti in mano. Io che mi preoccupo che il sugo sia buono perché una siciliana deve saper cucinare bene. Ma lui mi manda nel pallone. E non gliene fregava niente dei gamberetti e delle fettuccine. Giocava con il mio collo, i miei capelli, con le bretelle dell’abito. “Ma tu sei uscita vestita così?”. “Si”. Mi sorride. Un pasto consumato velocemente, una scena quotidiana, per me un momento speciale. E poi il dolce, e poi il caffè e poi non ricordo molto altro perché mi stava guardando. E io avevo tutto. Al diavolo il mondo. E poi ci siamo salutati perché il giorno dopo io sarei partita per Amsterdam. Ci vediamo al mio ritorno Gin. Ma non è andata così. Ho dovuto aspettare rancori, lacrime, veleni e molti inferni prima di poterlo riguardare negli occhi. Mesi. Gin è un viaggio all’inferno. Ci siamo sentiti in questi giorni. E lui sa come farti bruciare. Gli voglio ancora bene. Forse gliene vorrò sempre. E mi manca anche. A volte lotto col mio istinto che mi farebbe prendere l’aereo e raggiungerlo. Ma non lo farò. No. Non è il caso e non è il momento. Rimane il fatto che due chiacchiere con lui cancellano via un mese di tristezze. Ha un potere strano su di me. Mi maledico per averlo conosciuto. Mi maledico più o meno tutti i giorni. Lui rimarrà sempre quello che avrei voluto accanto. Quello che non avrò mai. Perché lui è imprendibile. E si… devo guardare più in là… ma più in là io vedo sempre lui. Bel guaio.

Primavera. A debita distanza.

E’ finito anche aprile…l’aria frizzante della primavera ha risvegliato anche me e adesso è una trepidante attesa d’estate. Del sole che brucia forte all’orizzonte, che sfoca la vista, che scotta la pelle. La pelle candida, lunare vuole lasciare il posto alle sfumature dorate. Che poi io, prima di raggiungere il color cappuccino,  passo tra le varie sfumature di rosso, e non è un romanzo porno soft.
Credo che l’estate sia la mia condizione naturale. Quella Ideale, quella dei frutti maturi. E’ come se arrivassi alla fine di un ciclo, come se le sofferenze dei mesi passati venissero asfaltate completamente. Come se mi fossi nascosta agli altri per 9 mesi e poi venissi al mondo a giugno. Mi spoglio del cappotto, dei maglioni opprimenti e lascio spazio al vestito svolazzante, ai piedi nudi, ai capelli sciolti e alle spalle scoperte. Mi identifico in questa immagine, con i piedi immersi in acqua, a giocare sulla riva di una spiaggia affollata.
Del resto io in estate sono nata davvero, 35 anni fa.
In questi mesi ne sono successe tante, intanto l’anno scolastico sta per terminare  e non so cosa succederà nei prossimi mesi dato che cambieranno i vertici scolastici. Spero solo che tutto vada per il meglio. Potrei avere un’altra dirigente, o addirittura potrei non essere riconfermata. Sul lato personale è successo di tutto e di più. Il ritorno di Fritz, le comparsate di Gin. Tutti depennati. Ho capito che io il cuore l’ho ibernato. Sono immune a qualsiasi uomo sulla faccia della terra. Ieri studiavo Pavlov e la teoria del cane che risponde agli stimoli. Suonando un campanello, il cane comincia a salivare in attesa del cibo. Ecco, per quanto mi riguarda, tra il cane di Pavlov e il maschio non c’è differenza. Sto suonando la campanella e loro salivano. E’ un effetto.  E io mi diverto a guardarli. Schiattassero. Il cibo ricompensa lo tengo in dispensa. A debita distanza.
Ed è esattamente il mantra che ripeterò a me stessa nei prossimi giorni. Quando sarò a Milano.  Non vedo l’ora di partire. Ho bisogno di riposare un po’, spendere del tempo per me.
Ho una nuova moleskine, devo riempire delle pagine, ma ho cambiato l’inchiostro.
Adesso tocca a me.

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la sorpresa di Pasqua

Stephen King lo aveva detto che a volte ritornano. Non ha specificato bene di chi si trattasse. Succede che il giorno di Pasqua mi ritrovo sullo schermo gli auguri di Fritz. Fritz, il buon vecchio Fritz, quella merda di Fritz. Lui. Il mio ex, quello con cui ho avuto una storia fino al 2015. Quello che sta a Milano. Quello che mi sono ritrovata seduta accanto al ristorante nella mia stessa città senza che io ne sapessi niente del suo arrivo. Quello che ha deciso di sparire senza dare spiegazioni. Quello che mi ha detto che non voleva impegnarsi e poi sei mesi dopo è andato a convivere con una. Servono altri dettagli? stiamo parlando del ragazzo per cui ho versato milioni di lacrime. Quello con cui ho trascorso i giorni più belli della mia vita, quelli simili all’amore ( che non era). Lui divertente, super nerd, intellettuale. Lui era quello che capiva me al primo sguardo alla prima battuta. Era anche quello che si è preso cura di me davvero. Non lo vedo da anni. Ad ogni modo l’ho dimenticato a fatica. Poi vabbè è arrivato Gin che ha completato il quadro tragico ma quello è un altro capitolo disastroso.

Comunque Fritz ha pensato bene di riaggiungermi al gruppo whatsapp della vecchia comitiva, quella che ci aveva avvicinati all’epoca. Mi ha fatto male questa cosa. Io non provo più nulla per lui. Forse solo un sentimento di rabbia per tutti i pugni che avrei voluto dargli all’epoca e non ho dato. Affetto si. Gli voglio comunque bene, ma mi urta leggerlo. Non possiamo far finta che non sia mai successo niente tra noi. Evita il mio sguardo da anni e lo sa. Come lo so io. Se mai dovesse incontrarmi si sentirebbe un verme. I cassetti della memoria dovrebbero rimanere chiusi. Siamo fuori tempo massimo. Mi sono limitata a ricambiare i suoi auguri. Lui cercava il dialogo ma io ho glissato. Ricordava tutte le mie battute. Ricorda tutto quel farabutto.
Ho il cuore così pieno di cicatrici e graffi che ormai non fa più male. Mi chiedo solo perché di tutto l’amore dato me ne torni sempre indietro un decimo. Forse sono solo stupida io.
L’ho amato. Tanto. Mi ha ucciso all’epoca. Poi sono rinata e poi mi hanno ucciso di nuovo. E non sono ancora rinata. Sto leccando le ferite. Non digerisco il fatto che Gin stia con una ragazza. Non lo so perché.

Io voglio solo nascondermi dentro un maglione grande e sparire e guardare fuori dalla finestra.

Che io la volevo la sorpresa di Pasqua, ma questo è troppo.

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È tardi

C’è stato un momento in cui se tu mi avessi chiesto la luna te l’avrei portata. C’è stato un momento in cui esistevi solo tu. Tu e i tuoi occhi scuri e le braccia grandi e quel profumo di maschio. C’è stato un tempo in cui ero tua e non avrei immaginato nessun altro con me. Stasera invece ho visto davanti a me un uomo piccolo. Minuscolo. Mi parlavi e io provavo pena. Ogni volta che dici qualcosa che spacci per vero mi risulta patetico. E Dio solo sa quanto bene ti voglio e ti vorrò. Ma davvero, non riesco più a guardarti con gli occhi innamorati. Ho sempre te davanti con le mani addosso alla ragazzina rossa. Tu che te la scopi in macchina e la riaccompagni a casa. E cazzo mi fa schifo. Mi fa schifo pensare che ieri sera era con lei e stasera mi scrivi come se niente fosse per dirmi che mi pensi. No gin. Non funziona così.  Puoi anche farti mezza città ma te lo sai che prima o poi avrai bisogno di parlare e di essere ascoltato. E io non ci sarò. Avrai davanti una ragazzina coi seni turgidi che si vanta di essere bitch e che ti canta coez. Ecco. E forse ti meriti quello. Il vuoto cosmico. Non riuscirei a guardarti più negli occhi. Io non sono le altre. Non lo sarò mai. Continua pure a desiderarmi. Eri una macchina del sesso. Li conosco i tuoi giochini, li farai anche con lei. E poi pensi a me. schifo. Avresti dovuto abbracciarmi quel giorno in hotel e venirmi a riprendere. Ora no. Ora è tardi Gin.

 

Marzo

Marzo è uno di quei mesi che amo perché è preludio di rinascita. Risveglio. Anche  i rami più secchi e assopiti prendono vita. Timide gemme presto diventeranno fiori audaci e variopinti. La natura che scorre, il calore che si spande. Linfa. Mi piace pensare di essere come un arbusto e questo è il tempo giusto per tornare ad essere rigoglioso . Nuove fronde, più forti e verdi di prima. Nuovo profumo. C’è un fuoco dentro che arde e che vuole tornare a bruciare.

Minnie mouse

Oggi è una di quelle giornate da film horror. Temporale, grigiore, blackout elettrico, festa di carnevale a scuola. Soprattutto festa di carnevale. La mia dirigente mi ha costretto a travestirmi da minnie mouse. Cerchietto con orecchie, fiocchetto, naso e baffi disegnati. Volevo morire. Per la gioia dei genitori che se la ridevano dietro ai complimenti. sono comunque sopravvissuta. Ammetto di aver invidiato molto la bambina vestita da wonderwoman perché è il mio sogno di sempre. Ho sempre voluto un vestito da wonderwoman. A pensarci bene non ho mai indossato abiti da principessa, forse perché non ho mai desiderato esserlo. Io odio le principesse. Ho sempre creduto che la favola devo costruirla io, senza principi e cavalieri di contorno.  Fondamentalmente me la sono sempre cavata da sola. Fin da piccola.Ecco perché le mie eroine preferite erano judy Abbott e Jo March. Due con le palle, due ribelli,  scrittrici, viaggiatrici, niente matrimoni combinati, mezze zitelle. sfigate soprattutto, Ovvero il perfetto prototipo di me. Ma vada a quel paese il principe e i suoi derivati. Meglio far amicizia col drago. Neanche col lupo, perché è quello che mi ha fregato più di tutti. Il drago. Almeno ho il fuoco assicurato. Comunque in questi giorni penso, penso tanto. Penso che quello li non l’ho mai conosciuto. Che il copione si sta ripetendo, e provo pena per la nuova vittima, che potrebbe essere pure la vecchia, ma boh chi se ne frega. Ha problemi seri. Mi fa anche schifo a dirla tutta. La cosa che forse mi pesa di più adesso è la solitudine. I vuoti, i silenzi, la noia. Quei momenti che prima riempivo con lui ora sono momenti di niente. O meglio sono momenti di me. Ad ogni modo la missione skiatta va avanti, ho giurato vendetta. Sto a dieta ferrea e giuro che tra qualche mese non mi riconoscerà più. Ogni tanto me lo chiedo se sono fatta per stare da sola. E forse la risposta è si. Devo essere noiosa. Non ho mai rotto le palle io. Invece all’uomo piace. Vuole la psicopatica. Valli a capire.
Comunque ho una novità: ho consegnato la traduzione all’editore e mi faccio i complimenti da sola. Non ho avuto concentrazione in questi mesi e invece ce l’ho fatta nonostante le crisi, i pianti, la rabbia.
Programmi per i prossimi mesi: trovare un buon libro da leggere ( si accettano suggerimenti) e dedicare tempo a me stessa. Palestra, estetista e robe da femminucce.
Ah poi volevo dire al signor eminem che poteva risparmiarsi sto concerto in Italia che mi sa di presa per il culo. Non ho trovato i biglietti e quindi ormai ogni volta che passa alla radio impreco in tutte le lingue del mondo. Io volevo, io dovevo esserci!
Poi sto progettando viaggi. Ho preso un salvadanaio a forma di mappamondo, l’idea è quella di risparmiare per andare un po’ di tempo a new york. Devo cambiare aria. Sto intollerante a Roma, a Milano, a tutto. Se penso poi che un anno fa io e gin uscivamo per la prima volta mi viene il vomito. Poi domani è san valentino e stendo il velo pietoso.

Ok blatero. Ma io l’avevo detto che è un giorno horror.
Almeno minnie aveva topolino. Io ho solo uno stupido cerchietto e un naso nero sbavato.

 

Saturno è uno cazzuto!

Il primo mese di questo 2018 è giunto a termine e ad essere onesti non so come e non so perché ho riscoperto in me una forza incredibile che non pensavo di avere. Ho reagito e ho voltato pagina. Non ho più versato lacrime per Gin.  Le consapevolezze mi danno l’energia per non voltarmi indietro ma guardare davanti a me e a quello che c’è sulla mia strada. Ho scoperto un po’ di cose che mi danno il voltastomaco e questo mi basta. il processo è stato lento ma ha portato i suoi frutti. Riesco a vederlo con occhi diversi, mentre prima per me era perfezione. Ho letto molto in questi giorni, libri di psicologia, ho scoperto che lui è il perfetto prototipo del soggetto psicopatico. Un manipolatore. Uno che ti bombarda d’amore per farti credere  che tu sia l’unica e la migliore,  per poi cambiare atteggiamento e passare all’indifferenza. Soggetti con grande narcisismo, malati. Scelgono con cura le vittime. Io lo sono stata. E lo ha fatto anche con quella dopo di me, che mi fa pure tenerezza, lei è vulnerabile, ha 20 anni. molti meno di lui. Lei ora è disperata. Come lo ero io sei mesi fa. Quanto male può fare la gente? Questi uomini annientano le donne. O almeno vorrebbero riuscirci, Invece si risorge. Ci si rialza. Adesso sta mettendo in atto la sua manipolazione su altri soggetti. Quelli come lui secondo i manuali non sono capaci di amare. nessuno. Non provano emozioni, non pensano niente di quello che dicono. Mentono spudoratamente solo per creare assuefazione.  Non ci sentiamo da molto. Credo sia in una fase non troppo felice ma si consolerà presto con qualche ragazzina.  Io invece ho stretto amicizia con Saturno, quello che dovrei avere contro. Non è manco male sai? Si è un pianeta ostile ma è uno pane al pane e vino al vino. Non va? liberatene, Va bene? Ok. Mi piace, è cazzuto Saturno! Da quando è arrivato sono più energica. Forse prima avevo contro tutti gli altri pianeti.. Ora è solo uno. Boh. L’oroscopo è come il meteo, non ci prende mai.
Per quanto riguarda la mia vita privata calma piatta.  Ah, in realtà si è rimaterializzato il ragazzo con lo zainetto. L’uomo più bello del mondo, il sosia di Dempsey. Non lo capirò mai quel tipo. Potrebbe avere tutte le donne della terra e si blocca con me. Sarà psicopatico anche lui come Gin. Non ho altra spiegazione. Io voglio solo la clausura. Un’isola lontana dalla tecnologia e una protezione solare. Non ne voglio sapere di uomini  e derivati. Non mi piacciono gli uomini. Ma è mai possibile che nell’ottocento ti mandavano le lettere d’amore e oggi ti spediscono la foto del cazzo?  Ma ci meritiamo l’estinzione.
Stop.
Mi ritiro nelle mie distanze, ma la protezione la porto, che non si sa mai…

 

Phoenix.

Non è mai facile rialzarsi dopo la fine di una storia. Non si chiude solo una relazione, credo che si perda anche una parte di noi. Una parte profonda e nascosta. Un po’ perché  lasciamo qualcosa di noi in chi ha attraversato la nostra strada e un po’ perché le ferite una volta rimarginate lasceranno cicatrici indelebili. Ti schianti a velocità folle, ti spargi in milioni di piccoli pezzi. E occorre tempo, occorre volontà, pazienza e tanto tanto amore per se stessi.  Io sono arrivata a odiarmi in questi giorni. Ho pensato che ci fosse qualcosa che non andasse in me. Che avevo sbagliato io, e su questo ci sto ancora lavorando. C’è un momento preciso, un momento netto in cui il proiettile   che sta per conficcarsi dritto nella tue tempie te lo ritrovi davanti e lì cristallizzi tutto. La realtà è davanti ai tuoi occhi. E il proiettile si avvicina. In quel momento realizzi che o muori, o ti scansi e ti rialzi più forte di prima. Ecco io lo sto realizzando ora.  Fa ancora male, graffi sul cuore ne avrò ancora per un po’. Ogni volta che penso al fatto che sia andato a letto con un’altra, che è stato toccato da un’altra, che ha desiderato un’altra, che ha guardato un’altra negli occhi come faceva con me mi si chiude lo stomaco. Non so digerirlo. Lo ammazzerei di botte. E Dio solo sa quanto l’ho amato e tutte le follie che avrei fatto per lui. Per quegli occhi che ancora oggi saprebbero fregarmi. Perché il cuore è scemo, ci arriva sempre dopo. Ecco, io piuttosto che sporcarmi le mani a picchiarlo, che lui è pure grande e grosso..  Dio quelle spalle enormi quanto le amavo… ecco piuttosto che picchiarlo ho deciso di metterlo k.o. di prendermi una mega rivincita. Diventerò la gnocca più gnocca delle gnocche e voglio vederlo sbavare e disperarsi per avermi perso. Lo giuro. Da oggi comincia la mia missione. Missione: schiatta.