Bilanci

È così si sta per concludere un altro anno. Il 2017. Che a me il 17 porti sfiga e si sa. Tiro un sospiro di sollievo e dall’altro provo panico per quello che mi aspetta nel 2018. Quest’anno mi ha asfaltato. Sei mesi in cui ho avuto tutto e sei mesi in cui mi ha tolto altrettanto. A un certo punto ho anche pensato che questa volta fosse il mio turno invece era un’altra utopia. Ologrammi. Ho amato. Ho amato molto che è l’unico modo che conosco per amare. E invece dovrei imparare a risparmiarmi. Ho toccato vette altissime. Poi è sprofondato tutto. Improvvisamente. Frantumi, rifiuti. Olezzo. Alcuni inganni sono bellissimi. Alcuni sono così bravi a fingere che dovrebbero meritare l’oscar. E il copione non cambia. Monotono. Prevedibile. Non si vogliono impegnare. Con te. Con quella dopo si. Ho perso l’ultimo briciolo di fiducia nel genere umano. Ormai     la delusione è così tanta che forse quell’uomo mi fa schifo. E forse sapere che adesso è lui a piangere per una donna mi fa quasi godere. Chiuso il capitolo, chiuso il libro, cestinato posso pensare a tutto il resto.  C’è una casa da rimettere in piedi, lo devo fare per mio padre. Devo sistemare tutto e tornare nel vecchio appartamento. Tornare alle radici forse è la soluzione. Ripartire da dove era finito tutto con la morte di papà. Questo è il mio obiettivo. Rinuncerò a molte cose ma credo sia arrivato il momento.  Forse doveva andare cosi. Forse non è l’epilogo. È solo la genesi.

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Neve

A fatica riesco a rimettere insieme tutti i pezzi del puzzle e ricomincio. Ricomincio da dove è finito tutto. Due giorni a Milano chiusa in camera, in albergo, sola con me stessa, a pensare. Eclissi totale. Due giorni solo per me. Mi sono interrogata a lungo su cosa voglio, su cosa ho avuto. Ho anche pianto a lungo. Forse ho versato davvero tutte le lacrime che mi erano rimaste. Sapevo che dovevo farlo, dovevo riprendermi quello che avevo lasciato lì questa estate. Me stessa. Il silenzio a volte rigenera. Ricordi. Il freddo, le luminarie, i cappotti, la gente distratta. In qualche modo è stato terapeutico. Ho capito che la porta questa volta l’ho chiusa davvero. Ho capito che non voglio più vedermi in quelle condizioni, con gli occhi di un panda col mascara sbavato. Mi devo volere più bene. Non posso pretende amore da chi non si ama abbastanza. Lui non si ama. Ha gli occhi tristi e spenti ultimamente. Questo mi fa star male ma so anche che deve salvarsi da solo perché nessuno salverà me. È dura ma io voglio tornare a sorridere. Ho bisogno di luce. Ho bisogno di qualcuno che abbia davvero voglia di stare con me e abbia paura di perdermi e che la sera si chieda se oggi ho sorriso e se mi sono coperta abbastanza. Ho bisogno di chi ti prende le mani e te le scalda tra le sue, di chi ti accompagna con lo sguardo fin dentro casa, di chi ti prende e ti bacia senza farsi pregare, di chi ti abbraccia senza pensare al domani. Me lo merito. Qualcuno che ami come so amare io. Oggi nevica a Milano. Ho aspettato a lungo la neve lo scorso weekend, forse è un segno. Adesso dopo due anni finalmente, è tornata anche lei . E tutto ricopre e tutto lava.