Bilanci

È così si sta per concludere un altro anno. Il 2017. Che a me il 17 porti sfiga e si sa. Tiro un sospiro di sollievo e dall’altro provo panico per quello che mi aspetta nel 2018. Quest’anno mi ha asfaltato. Sei mesi in cui ho avuto tutto e sei mesi in cui mi ha tolto altrettanto. A un certo punto ho anche pensato che questa volta fosse il mio turno invece era un’altra utopia. Ologrammi. Ho amato. Ho amato molto che è l’unico modo che conosco per amare. E invece dovrei imparare a risparmiarmi. Ho toccato vette altissime. Poi è sprofondato tutto. Improvvisamente. Frantumi, rifiuti. Olezzo. Alcuni inganni sono bellissimi. Alcuni sono così bravi a fingere che dovrebbero meritare l’oscar. E il copione non cambia. Monotono. Prevedibile. Non si vogliono impegnare. Con te. Con quella dopo si. Ho perso l’ultimo briciolo di fiducia nel genere umano. Ormai     la delusione è così tanta che forse quell’uomo mi fa schifo. E forse sapere che adesso è lui a piangere per una donna mi fa quasi godere. Chiuso il capitolo, chiuso il libro, cestinato posso pensare a tutto il resto.  C’è una casa da rimettere in piedi, lo devo fare per mio padre. Devo sistemare tutto e tornare nel vecchio appartamento. Tornare alle radici forse è la soluzione. Ripartire da dove era finito tutto con la morte di papà. Questo è il mio obiettivo. Rinuncerò a molte cose ma credo sia arrivato il momento.  Forse doveva andare cosi. Forse non è l’epilogo. È solo la genesi.

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