Punch

Ci sono parole che fanno male come pugni e poi ci sono i silenzi che sono anche peggio.  In questi giorni la mia pancia è diventato il centro emotivo del mio mondo. Fitte che stringono le budella, quasi a voler schiacciare tutto ciò che hai dentro, che provi e che non riesci a sputare. Strette così forti da impedirti di respirare. Tutto intrappolato dentro, aggrovigliato. Tutto annodato e complicato. Mi sto consumando. Mi sto consumando per amore di uno stupido.  Ma questa volta mi sto ammalando. Non è come le altre volte. Il malware, il tarlo ha invaso il sistema. Tilt. Nessuna risposta ai comandi. Black out, Sottopelle come un cancro. Si espande. si ramifica. Non ho mai sofferto tanto come questa volta. La superficialità, la freddezza, il cinismo. Le ho viste adesso sul suo volto. Oscilla da una donna all’altra ormai. Le cambia come fossero paia di scarpe. Le corteggia fino allo sfinimento, fino a quando non cedono. Poi lui si stanca e inizia a corteggiare un’altra. Dio, che schifo. Dio che lurido. Donne come pedine di un gioco che quasi mi fanno tenerezza. Aveva finto anche con me, per un anno. Mi ha fatto toccare vette altissime, poi si è stancato improvvisamente e ha allargato gli orizzonti.  Mi sento stupida. Mi sento una vera e propria cogliona per aver creduto alle parole di un Giuda senza precedenti. Ma quanto bravo è stato? Scardinare porte, armature, costruire per giorni e poi demolire tutto con parole surreali. Sto cominciando un po’ a odiarlo forse, per il male. Per tutto quello che ho subito. Per averci creduto, per essermi fidata, per avergli teso la mano, per essermi abbandonata emotivamente, per aver dato tutto, ma tutto senza difese e aver ottenuto briciole o forse nemmeno quello. Come si fa a rimanere indifferenti quando una persona ti dimostra in tutti i modi di tenerci a te? Devi essere crudele, devi essere vuoto.
Soffro in silenzio. Piango molto. Mi si contorce tutto. Mi sale un calore alla testa tale che potrei fargli del male. Mi dico che non ci devo pensare e inevitabilmente il pensiero torna a lui. A noi, a quello che non c’è più e per questo devo farmene una ragione.
Forse io non sono fatta per essere amata.
Forse quella sbagliata sono io.
Io che mi affeziono, io che perdo la testa, perché sono un’irrazionale.
Mi viene da vomitare.
Senso di nausea costante.
La prossima settimana sarò a Milano da lui. Non gliel ho detto. Non voglio dirglielo. Potrebbe pure scrivermi mentre sono li e ho paura. Paura di non sapere dire di no.
Una piccola parte del mio cuore soffre perché lo vuole ancora, poi c’è l’altra parte enorme che mi dice di dimenticarlo. Vorrei riuscirci. Lo vorrei con tutte le mie forze.

Come si guarisce? come si dimentica?

 

 

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