lettera

Mi rendo conto adesso più che mai di quanto mio padre fosse il collante di questa famiglia, di quanto il suo sorriso costante, la sua leggerezza nell’affrontare la vita rendesse semplici anche le situazioni peggiori. Era sempre li a sdrammatizzare, sempre a rassicurarmi, sempre a scherzare. Scherzava perfino il giorno in cui arrivò in ospedale in condizioni critiche, erano i suoi ultimi giorni. Mio padre me lo hanno ammazzato, una dose di chemio superiore a quella che avrebbero dovuto iniettare. Non è morto per la malattia ma per l’incompetenza di alcuni medici. Mi manca. Mi manca parecchio. Mi mancano quelle mani grandi che stringevano le mie, che sono piccole e sparivano dentro quel palmo. Mi prendeva in giro, diceva che ho la mano a “paletta”, perché per anni ho frequentato dei corsi di danza classica. Le sue mani erano sempre calde, le mie sempre gelate. Mi faceva ridere e non era mai arrabbiato. Lui era la fonte di buonumore quotidiana. Da quando non c’è più è cambiata tutta la mia vita. Non ho più una casa, a volte mi sembra perfino di non aver più una famiglia. Ho una madre troppo occupata a badare alla malattia di mio zio, e ho un fratello che ha un sacco di problemi da risolvere con se stesso. Vorrei sentirlo complice, vorrei avere del sostegno da lui, invece mi attacca continuamente, mi offende continuamente, mi ferisce continuamente. Non ho mai sentito dalla sua bocca le parole “andrà tutto bene”, piuttosto prospetta l’apocalisse. Sono maledettamente simile a mio padre io, a volte mi sento una pecora nera qui. Coltivo la stessa serenità dentro di me, lo stesso entusiasmo che il resto della famiglia demolisce. Vorrei che fossi qui papà. Vorrei che mi abbracciassi tu. Invece stasera la casa è vuota. Mamma è a Treviso per l’operazione, mio fratello  praticamente non esiste. Trovavo tanta forza e affetto nel mio cane. Che la gente dirà: ma è solo un cane, invece per me era molto di più. Mi sento sola stasera. Mi sento confusa, smarrita. Mi sento impotente.
Però te l’ho promesso papà. In quelle parole che non sei neppure riuscito a pronunciare prima di salutarmi, mi hai solo detto: “promettimi…” poi il silenzio…. E anche se non me l’hai detto, Io te l’ho promesso. Tanto non abbiamo mai avuto bisogno di dircele le cose. Non ci sono mai servite le parole.  Mi prenderò cura di loro.
Papà è dura… ho bisogno di te.

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