porta indietro le lancette

Quella sera eri passato a prendermi tu con la solita cinquecento bianca, quella col tettuccio in vetro per guardare le stelle. Indossavo un abito blu corto che lasciava le gambe scoperte, a Palermo faceva ancora caldo e non portavo i collant. Al locale ci avevano fatto accomodare sugli sgabelli nella zona della terrazza che per l’occasione avevano riservato per noi; gli altri non erano ancora arrivati, eravamo solo io e te a quel tavolo. Vicini, vicinissimi, le nostre chiacchiere, le nostre risate, poi prendevi un tovagliolo di carta, chiedevi alla cameriera di portare una penna; hai disegnato casa tua e mi hai mostrato ogni singola stanza… “questa è la cabina armadio….” e io annuivo….un paio di mesi dopo l’avrei anche vista con i miei occhi e vi avrei dimenticato la mia sciarpa bianca, quella che non ho più recuperato….
Ti guardavo incantata, mi piaceva la tua voce. Mi piacevano anche i tuoi occhi verdissimi ma soprattutto le tue labbra carnose, polpose, il mio sguardo si posava sempre su di esse. A un certo punto i nostri discorsi erano stati interrotti dall’arrivo di Biscotto, il mio amico provolone. Si era seduto accanto a me, lui continuava a fissare le mie gambe e a un certo punto ne aveva anche sfiorata una. Tu lo avevi notato e ti eri anche infastidito. Hai sempre sostenuto che lui ci provasse con me, invece io volevo te.  Avevi ordinato una birra trappista ai fiori e avevamo scherzato  lungo su quella parola “trappista”. Daniele era arrivato al tavolo con una nuova milf, si rideva, tu provocavi. A fine serata cominciava a fare un po’ freddo e tu da milanese quale sei avevi indossato una sciarpa, quella grigia e nera. Abbiamo camminato fino alla macchina, ma quando mi sono accomodata all’interno mi sei saltato addosso. Non hai aspettato un attimo. Li, io e te, in quel parcheggio in una zona centralissima della città. Attorno un viavai di gente e di auto ma a noi non ce ne importava. Eravamo li incollati, respiro contro respiro, lo abbiamo fatto li. Senza inibizioni, sfrontati, noncuranti, travolti. Ci avrebbero potuto arrestare… Intanto era scattata l’ora solare. Tu rimanevi li esausto, contro il mio petto, in silenzio. Sottofondo di musica, poi ci siamo guardati. “tutto quello che è successo in quest’ora, non è mai successo…porta indietro le lancette….”.
è passato un anno esatto.
stasera mi ha telefonato Biscotto. Ha detto che voleva uscire a cena con me, specificando che voleva uscire SOLO con me. Forse avevi ragioni tu. Forse Biscotto ci prova…
Non sono uscita con lui. Ho detto di avere un impegno.
Ho riunito le mie amiche e sono andata a cena insieme a loro.
Avevo lo stesso vestito blu.
Ma stasera a Pa faceva freddo. Ho indossato le autoreggenti.
Fa ancora freddo.
Dentro.

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